La riflessione di Bakunin si situa nel momento cruciale della rottura tra le due grandi anime del movimento operaio internazionale: quella marxista e quella libertaria. Nel suo trattato fondamentale, egli non si limita a una critica economica del capitale, ma scava nelle radici stesse della dominazione politica, individuando nello Stato l’ostacolo supremo alla vera emancipazione dell’umanità. Lo Stato, per Bakunin, non è uno strumento neutro che può essere conquistato e utilizzato per fini rivoluzionari; esso è una struttura intrinsecamente oppressiva che corrompe chiunque ne detenga le redini. La pretesa di guidare le masse verso la libertà attraverso una fase di transizione autoritaria viene smascherata come l’ennesimo inganno delle élite intellettuali. La rivoluzione autentica non può essere calata dall’alto attraverso decreti o programmi scientifici elaborati in laboratorio, ma deve scaturire come un’esplosione vitale dalle viscere del popolo stesso. Bakunin celebra la forza istintiva delle masse, riconoscendo in esse una saggezza pratica che supera ogni astrazione dottrinale. In questo scenario, l’anarchismo si configura non come un modello fisso di società, ma come un processo continuo di liberazione che rifiuta ogni forma di tutela ufficiale, promuovendo una consapevolezza radicale che trasforma l’individuo da suddito in artefice consapevole del proprio destino collettivo e sociale, lontano da ogni forma di viltà del conformismo dogmatico.
Non abbiamo l’intenzione né la minima velleità di imporre al nostro popolo oppure a qualunque altro popolo, un qualsiasi ideale di organizzazione sociale tratto dai libri o inventato da noi stessi, ma, persuasi che le masse popolari portano in se stesse, negli istinti più o meno sviluppati della loro storia, nelle loro necessità quotidiane e nelle loro aspirazioni coscienti o inconsce, tutti gli elementi della loro futura organizzazione naturale, noi cerchiamo questo ideale nel popolo stesso; e siccome ogni potere di Stato, ogni governo, per la sua medesima essenza e per la sua posizione fuori del popolo o sopra di esso, deve necessariamente mirare a subordinarlo a una organizzazione e a fini che gli sono estranei noi ci dichiariamo nemici di ogni governo, di ogni potere di Stato, nemici di una organizzazione di Stato in generale e siamo convinti che il popolo potrà essere felice e libero solo quando organizzandosi dal basso in alto per mezzo di organizzazioni indipendenti assolutamente libere e al di fuori di ogni tutela ufficiale, ma non fuori delle influenze diverse e ugualmente libere di uomini e di partiti, creerà esso stesso la propria vita.
Questa fiducia assoluta nell’autonomia delle masse rappresenta il cuore pulsante della polemica contro il cosiddetto socialismo scientifico. Bakunin avvertiva con una lungimiranza quasi profetica che la dittatura del proletariato si sarebbe presto trasformata nella dittatura di una nuova classe di burocrati e scienziati del potere. Il potere centralizzato, sotto qualunque vessillo si presenti, tende inevitabilmente alla conservazione di se stesso e alla sottomissione della diversità sociale. La vera democrazia non è quella delegata o parlamentare, ma l’azione diretta di comunità che si federano liberamente per gestire i propri interessi. L’organizzazione dal basso in alto non è un’utopia irraggiungibile, ma il riflesso delle leggi naturali della solidarietà umana. Bakunin ci ricorda che la libertà non può essere concessa da un governo, ma può solo essere vissuta attraverso il rifiuto di ogni autorità suprema. Il ruolo dei rivoluzionari non è quello di governare il popolo, ma di aiutarlo a distruggere le catene che ne impediscono l’espressione spontanea. La storia dell’anarchia è la storia di questa resistenza ininterrotta contro ogni tentativo di recingere la vita entro gli schemi rigidi di una burocrazia senza anima. Dobbiamo imparare a guardare alla società come a un organismo vivente che respira attraverso la pluralità delle opinioni e la cooperazione volontaria, rigettando ogni forma di oppressione dogmatica che pretenda di possedere la verità assoluta sul futuro umano.
In definitiva, il monito contenuto in queste pagine è un invito alla responsabilità sovrana. La libertà è un cammino faticoso che richiede il coraggio di abitare l’incertezza senza la protezione rassicurante dello Stato. Chi cerca la salvezza nel comando prepara soltanto nuove forme di schiavitù. Bakunin ci sprona a riscoprire la bellezza della vita creata dall’azione collettiva, dove il diritto individuale si armonizza con il benessere comune senza bisogno di guardie o di tribunali. L’inferno della politica moderna risiede proprio nella pretesa di organizzare la felicità degli altri contro la loro volontà. Rompere questo cerchio vizioso significa restituire all’uomo la sua autentica dignità, riconoscendo che la vera giustizia risiede nella fratellanza e non nella legge imposta. La rivoluzione sociale deve essere una festa della libertà, un momento in cui ogni maschera di potere crolla per rivelare la nuda verità dell’umano. Restiamo dunque fedeli a questa tensione verso l’oltre, consapevoli che solo attraverso la spoliazione di ogni pretesa di dominio potremo finalmente camminare verso un’alba che non conosca padroni, pronti a difendere la nostra autonomia contro ogni viltà istituzionale che tenti di ridurre la nostra esistenza a una funzione del sistema produttivo e militare, per la pienezza di un’esistenza finalmente libera e sovrana nel silenzio e nel fragore della storia reale, oltre ogni illusione di pace artificiale e di progresso forzato.
Stato e anarchia
Capitolo: Appendice A
Pubblicato in Italia: Settembre 1968
SchieleArt • •
L'opera analizza il contrasto tra marxismo e libertarismo, rifiutando lo Stato come strumento rivoluzionario. La vera emancipazione nasce dall'istinto delle masse e dall'organizzazione federativa dal basso verso l'alto. Bakunin profetizza i pericoli burocratici del socialismo scientifico, invitando alla responsabilità sovrana e all'azione collettiva spontanea per restituire all'uomo la dignità originaria.
La distruzione dello Stato ⋯
Lo Stato non è altro che la violenza e il dominio organizzati da una minoranza privilegiata per tenere sottomessa la maggioranza dei lavoratori e per garantire lo sfruttamento del loro lavoro reale. Chi vuole la libertà dei popoli deve lottare per la distruzione completa di ogni apparato politico e per la costruzione di una federazione libera di associazioni produttive comunitarie.
Michail Bakunin Stato e anarchia
Politica, Saggistica
La libertà senza governo ⋯
Il popolo non ha bisogno di essere governato. Il governo è un'illusione, una menzogna che nasconde la realtà della schiavitù. L'uomo deve essere libero di autogovernarsi, di decidere il proprio destino e di organizzarsi in comunità libere, dove non c'è posto per il padrone, il prete o il tiranno.
Michail Bakunin Stato e anarchia
Anarchico
La libertà popolare dal basso ⋯
Il popolo potrà essere felice e libero solo quando organizzandosi dal basso in alto per mezzo di organizzazioni indipendenti assolutamente libere creerà esso stesso la propria vita.
Michail Bakunin Stato e anarchia
Saggistica filosofica, Anarchismo rivoluzionario
Il capitale anima dello stato ⋯
Il capitale privilegiato e concentrato in un ristretto numero di mani è diventato oggi, si può dire, l'anima di tutti gli Stati politici che finanziati da esso e solo da esso gli garantiscono in cambio il diritto illimitato di sfruttare il lavoro del popolo. Il monopolio del denaro è inseparabile dalla speculazione di borsa che succhia dalla massa del popolo, come dalla piccola e media borghesia che man mano impoveriscono fino all'ultimo centesimo per mezzo di società azionarie industriali e commerciali.
Michail Bakunin Stato e anarchia
Saggio, Politica
La negazione della libertà umana ⋯
Lo Stato, per sua stessa natura e struttura conica, è la negazione assoluta della libertà e della dignità dell'essere umano. Esso esige la sottomissione timorosa e l'obbedienza cieca dei cittadini per nutrire la brama di dominio di pochi privilegiati, giustificando la violenza attraverso la maschera del patriottismo e l'illusione della sicurezza nazionale.
Michail Bakunin Stato e anarchia
Filosofia anarchica dell'Ottocento, Trattati di teoria politica
Anarchismo: Processo continuo di liberazione sociale che rifiuta ogni forma di tutela ufficiale, promuovendo l’autonomia e l’organizzazione spontanea dal basso.
Azione diretta: Gestione immediata e autonoma dei propri interessi da parte delle comunità federate, senza deleghe politiche o mediazioni parlamentari statali.
Potere centralizzato: Struttura politica intrinsecamente oppressiva che tende inevitabilmente alla conservazione di se stessa e alla sottomissione della diversità sociale.
Socialismo scientifico: Dottrina politica collettivista che teorizza una transizione autoritaria e che rischia di trasformarsi nella dittatura di una minoranza burocratica.
Stato: Struttura artificiale e istituto di dominazione politica che costituisce l’ostacolo supremo alla vera e autentica emancipazione dell’intera umanità.
La morale anarchica di Pëtr Kropotkin
La riflessione propone un’etica fondata sulla solidarietà naturale e sulla cooperazione spontanea tra gli individui, dimostrando come la società umana possa autogovernarsi e prosperare felicemente senza il bisogno di leggi imposte dall’alto o di strutture statali coercitive che ne corrompono la libertà originaria.
L’unico e la sua proprietà di Max Stirner
L’opera sviluppa una critica radicale contro ogni forma di autorità sociale, politica e religiosa che tenta di sottomettere l’individuo. La trattazione esalta l’autonomia assoluta del singolo contro le astrazioni dottrinali e le strutture sistemiche che ne imprigionano la volontà sovrana.
Dio e lo Stato di Michail Bakunin
Il testo approfondisce il legame oppressivo tra l’autorità religiosa e il potere politico, delineando la via per una liberazione totale dell’umanità che deve necessariamente passare attraverso il rifiuto radicale di ogni dogma ideale e di ogni forma di governo centralizzato.
Le argomentazioni di supporto evidenziano come la transizione autoritaria (marxista) sia un inganno burocratico e come le masse possiedano la capacità naturale di autorganizzarsi.
Le premesse storiche e logiche si fondano sulla rottura tra l’anima marxista e quella libertaria del movimento operaio.
La conclusione si configura come un appello alla responsabilità sovrana e all’azione diretta per l’abbattimento di ogni gerarchia artificiale.
Nel primo blocco si introduce il contesto storico della scissione della Prima Internazionale e la critica teorica allo Stato.
Il secondo blocco, che integra la citazione diretta di Bakunin, sposta il focus sull’autonomia istintiva del popolo, fungendo da perno argomentativo del testo.
L’ultimo blocco evolve verso una dimensione profetica ed etica, esaminando i rischi della dittatura burocratica e concludendosi con un’esortazione lirica alla rivoluzione intesa come festa della libertà.
- Inquadramento storico e critica dello Stato come struttura intrinsecamente oppressiva.
- Citazione diretta di Bakunin sulla naturale capacità organizzativa dal basso del popolo.
- Polemica contro il socialismo scientifico e profezia sulla tecnocrazia burocratica.
- Dimensione etica individuale e collettiva: la libertà come assunzione di responsabilità e rifiuto del conformismo dogmatico.
A livello implicito, emerge una profonda diffidenza verso gli intellettuali d’avanguardia che pretendono di guidare le masse.
Le metafore utilizzate possiedono una forte carica vitale e organica: la rivoluzione come esplosione vitale dalle viscere, la società come organismo vivente che respira, contrapposte alla rigidità geometrica dello Stato, descritto come scienziati del potere in un laboratorio o una burocrazia senza anima.
Il lessico si struttura su dicotomie nette a chiara connotazione ideologica: da un lato i termini della coercizione (tutela ufficiale, sottomissione, oppressione dogmatica, viltà istituzionale), dall’altro quelli della liberazione anarchica (forza istintiva, consapevolezza radicale, azione diretta, federazione libera). L’uso frequente di aggettivi forti sottolinea l’intransigenza etica del pensiero bakuniniano.
- Antiautoritarismo radicale: lo Stato non è un mezzo ma il fine dell’oppressione.
- Spontaneismo delle masse: l’istinto popolare opposto ai programmi scientifici calati dall’alto.
- La dittatura della burocrazia: anticipazione della deriva totalitaria del centralismo statale.
- L’organizzazione federativa: la strutturazione sociale che procede esclusivamente dal basso verso l’alto.
Inoltre, dà per scontato che qualunque forma di mediazione politica o di delega della rappresentanza (parlamentarismo o dittatura del proletariato) sia strutturalmente e inevitabilmente destinata alla corruzione e alla conservazione del privilegio.
Tuttavia, da una prospettiva strettamente logico-analitica, l’argomentazione flirta con la fallacia della generalizzazione idealistica o del pensiero desiderativo, poiché non definisce i meccanismi pratici di risoluzione dei conflitti interni a una comunità libertaria che rifiuti a priori tribunali o sistemi normativi codificati, affidandosi interamente alla bontà dell’istinto delle masse.
Dal punto di vista filosofico, la critica bakuniniana si inserisce nel solco della sinistra hegeliana, ma rovescia l’idealismo statale di Hegel e si distacca dal materialismo storico di Marx. Rappresenta l’atto di nascita dell’anarchismo sociale moderno, esercitando un’influenza duratura sui movimenti libertari del Novecento, in particolare in Europa meridionale e in Russia.
Glossario dei termini tecnici:
- Socialismo scientifico: Dottrina marxista che pretende di individuare le leggi oggettive della storia e dello sviluppo economico.
- Azione diretta: Intervento politico e sociale immediato da parte delle comunità, senza la mediazione di partiti o istituzioni statali.
- Organizzazione dal basso in alto: Principio federativo in cui il potere decisionale resta alle unità di base e si estende verso l’alto solo per libera associazione.

























Ancora nessun commento