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Navighiamo in una vasta via mediana, sempre incerti e fluttuanti, spinti da un capo all’altro.
Qualsiasi approdo a cui pensassimo di attaccarci e di assestarci si muove e si allontana da noi; e se lo seguiamo, sfugge alla nostra presa, scivola via da noi e fugge in un’eterna fuga. Niente si ferma per noi. Questa è la condizione che ci è naturale e tuttavia la più contraria alla nostra inclinazione; ardiamo dal desiderio di trovare uno stabile assestamento e un’ultima base immobile per edificarvi una torre che s’innalzi all’infinito; ma ogni nostro fondamento scricchiola e la terra si apre fino agli abissi.

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