Nietzsche e Wittgenstein
L’uomo, per bisogno o noia, vuole esistere socialmente come in un gregge ed è spinto a concludere la pace, e tende a far sparire dal suo mondo il più rozzo bellum omnium contra omnes. Questo trattato di pace porta in sé qualcosa che si presenta come il primo passo per raggiungere quel l’enigmatico impulso alla verità. A questo viene fissato ciò che in seguito dovrà essere la “verità”. […] La “cosa in sé” è d’altronde del tutto inafferrabile per colui che costruisce il linguaggio. […] Egli designa soltanto le relazioni delle cose con gli uomini e ricorre all’aiuto delle più ardite metafore per esprimere tali relazioni.

Friedrich Nietzsche
Su verità e menzogna in senso extramorale

Non occorre avere una ragione di seguire una regola così come la seguiamo. La catena delle ragioni ha un termine, una fine.
(Libro marrone, p. 184). Alla fine delle ragioni infatti per Wittgenstein, non vi sono né proposizioni infondate (Della Certezza, a. 110) né altre che “ci saltano immediatamente agli occhi come vere” perché non vi è “una specie di vedere [o di non vedere] da parte nostra”, bensì “il nostro agire” (a. 204).
Ad un certo punto, non resta altro che dire che così è, così agiamo, così calcoliamo. Ma questa non è una rinuncia alla filosofia, quanto piuttosto una sorta di atto etico con cui assumiamo la nostra finitezza.

Renzo Perissinotto
Wittgenstein

Tu dici: ‘Questo è rosso’. Ma come si deciderà se hai ragione? Non decide forse l’accordo tra gli uomini? Ci hanno insegnato a determinare il colore rosso? (Zettel, a.429-431).
‘Così, dunque, tu dici che è l’accordo tra gli uomini a decidere che cosa è vero e che cosa è falso!’ – Vero e falso è ciò che gli uomini dicono; e nel linguaggio gli uomini concordano. E questa non è una concordanza delle opinioni, ma della forma di vita.

Ludwig Wittgenstein
Ricerche filosofiche

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