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È plausibile che fin dagli albori del secolo scorso, Nietzsche sia stato uno dei filosofi più letti e citati. Della sua opera, che ha segnato la modernità per l’apporto di poderose intuizioni, tanto che ancora oggi fa discutere, molte sono le letture variopinte e paradossali che ne sono state fatte, incluse purtroppo, quelle dei molti “figli bastardi”: come dimenticare il terribile alone che ha marchiato la sua opera, quando il nazismo prese “La volontà di potenza” come cornice della sua ideologia? Tuttavia, di là da quell’ombra e di quelle bastardaggini, vi è stato un recupero di questo filosofo, che vale davvero la pena di considerare, poiché, portandosi con la mente in direzioni inaspettate, ha trasformato quello che è il pensiero contemporaneo. Ora, non è possibile ignorare tra queste letture, quella elaborata da Michel Foucault, quando, ispirandosi alla “Genealogia della morale”, sviluppò quella che era la sua prospettiva, battezzandola anche lui, come “genealogia” e nonostante questa, tarderà alcuni anni a consolidarsi, egli non smetterà mai di essere costante, fin dai suoi primi lavori, nell’autentica preoccupazione, per alcuni problemi sollevati dal filosofo tedesco. Ed è in “Nietzsche, la Genealogia, la Storia”, ( tradotto da Einaudi “Microfisica del potere”.) testo del 1971, che troviamo uno sviluppo molto particolare che sarà decisivo nel suo lavoro, uno sguardo che raccoglie il prima e dopo nella sua opera, che definirà  archeologica, ossia, concentrata esclusivamente sull’analisi del discorso, e  pensata con un approccio di taglio genealogico. Nel testo menzionato, troveremo una sintesi del pensiero nietzschiano che avrà come asse l’influente libro “Genealogia della morale”, e proprio partendo da qui, possiamo rintracciare nel lavoro successivo di Foucault una serie di ammiccamenti al lavoro di Nietzsche.

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La prima traccia che troviamo infatti, è quella che punta a un’indagine nel tempo presente, partendo da una prospettiva storica: ricerca ispirata dallo spirito storico, come diceva Nietzsche, che lascerà il posto, a ciò che Foucault chiamerà, un’ontologia del presente. Nietzsche così esprimeva la necessità di una genealogia della morale: “ Restiamo necessariamente estranei a noi stessi, non ci capiamo… “ eh sì, per noi,  sempre vale la frase che dice: “ognuno è per se stesso il più lontano”, e per quanto ci riguarda, non siamo ciò che sappiamo. Ecco, il lavoro del filosofo di Poitiers resterà definito da questo bisogno nietzschiano di conoscere ciò che siamo, per cui, troviamo come scopo principale del loro lavoro, lo sviluppo di un’ontologia del presente o com’è stato denominato, un’ontologia critica di noi stessi. In consonanza con Nietzsche, Foucault si propone di riconoscere ciò che siamo nel presente per chiarire l’orizzonte di possibilità, ma, di là da questa intuizione, che potrebbe rimanere come proposito comune, la metodologia di Foucault – permettetemi di chiamarla così per scopi pratici – riprende uno sguardo genealogico nietzschiano per un avvicinamento ulteriore di questo presente.

 ⋯ La genealogia foucaultiana, come prima quella di Nietzsche, non si perde “nell’azzurro del cielo”, ossia, non cerca l’origine della morale umana nei valori cristiani della compassione. In contrasto con l’azzurro, Nietzsche propone la metafora del grigio: grigi sono i documenti, grigio è ciò che troviamo dopo l’operazione che cerca di svelare l’emergenza della morale, dopo questa “lunga e difficile scrittura geroglifica del passato della moralità umana da decifrare.” Grigio, perché nell’analisi storica dei nostri sentimenti morali, possiamo solo trovare chiaroscuri, emergenze e non origini metafisiche. Per Nietzsche, era fondamentale, problematizzare, secondo le parole di Foucault, il valore della compassione e della morale costruita su di questa, e rigetterà l’ ipotesi dell’utilità che Paul Rée aveva proposto come  origine della morale: l’utilità, la dimenticanza, l’abitudine, per Nietzsche rappresentano solo errore. Si riguarderà allora la genealogia da qualsiasi lascito darwiniano dell’utilità, anche perché: “come se le parole avessero mantenuto un senso, i desideri la sua direzione, le idee la sua logica…” omettendo che questo mondo “…di cose dette e volute non avesse conosciuto invasioni, lotte, rapine, maschere, trappole”. Foucault inizia il suo lavoro genealogico attraverso l’opera di Nietzsche, e così come il secondo ha scoperto la distinzione tra il male (schlecht) e il malvagio (böse) per mostrare la transvalorizzazione effettuata dalla casta sacerdotale, il primo riprenderà i concetti “origine” (Ursprung), “provenienza” (Herkunft) e “emergenza” (Entstehung) dell’opera nietzschiana per riconoscere le basi della genealogia. Il lavoro di Foucault come genealogista consiste nel trovare, nel lavoro dello stesso Nietzsche, un “prima” e un “dopo” per questi termini, poiché è evidente per lui, la necessità nietzschiana di differenziare le parole, visto che ognuna di esse ha un contenuto diverso, e fa la differenza quando si tratta di  studiarlo con uno spirito storico. L’origine (Ursprung) come la radice metafisica delle idee, sarà disprezzata da Nietzsche di fronte all’emergenza (Entstehung), ci spiega Foucault. L’origine è nella tradizione, il luogo della verità, dell’originario. Per Foucault, seguace dello spirito storico nietzschiano, non c’è posto per l’originario. Le verità hanno la loro storia, e appaiono in un determinato contesto storico.

 ⋯ L’idea di origine implica che dietro a tutte le cose potremmo trovare l’essenza delle stesse. L’origine, è il luogo essenziale, prima della corruzione, della caduta, del corpo, del mondo, e, ci dice Foucault del tempo. Uno spirito storico, come quello di Nietzsche e di Foucault, respinge tutti gli inizi, anche quello dell’uomo, poiché anche questo ha un inizio alquanto irrisorio “…perché alla porta dell’uomo c’è la scimmia” e non un origine divina. Foucault, radicalizzando il pensiero di Nietzsche, punterà allo spirito storico per dare argomenti che permettano di respingere tutto il sogno antropologico, tutti i soggetti trascendentali su cui si basano le nostre certezze, per pianificare la morte dell’uomo, di quest’uomo. La genealogia allora, ci mostra che dietro la nostra fede metafisica si trova il caso. Dal postulato di una storia efficace, Nietzsche rifiuta i movimenti teleologici e i vincoli naturali per far apparire l’evento nella sua qualità di unico. Non è un evento quello in cui una storia scommette per un senso occulto, ma è il sonoro o l’appariscente, come lo possono essere, le grandi battaglie, i regni caduti, ecco, non sono questi gli eventi nei termini dei due filosofi in questione. Per entrambi lo sguardo genealogico fa fatica a riconoscere i rapporti di forza che s’invertono, i linguaggi appropriati da fazioni, e sono proprio queste le cose che dovrebbe essere studiate come eventi. La morale per Nietzsche, come la sessualità moderna per Foucault, è segnata da  avvenimenti che passano inosservati, proprio perché non hanno una storia, nei termini in cui lo intendiamo. Uno sguardo genealogico come quello di questi due filosofi, non descrive la curva lenta dell’evoluzione ma punta su diverse scene, al loro emergere come concetto, e non in un punto indeterminato della storia, ma al cuore del presente per modificarlo. Gli obiettivi e le “utilità”, che vedeva dunque Paul Rée, sono solo indicazioni, effetti superficiali di una volontà di potenza che, spadroneggiando su un’altra più debole, riuscì a imporre. Potrebbe accadere, afferma Nietzsche, che l’intera storia di queste utilità e funzioni altro non siano, che una catena d’interpretazioni e reinterpretazioni, causalità fatte casualità da una volontà di potere che li lega e li rende così, dipendenti l’un l’altro.  

 ⋯ Questa intuizione nietzschiana attraverserà l’opera di Foucault, per far posto a quella che anni dopo sarà la composizione dell’ “L’analisi del potere”. Per il filosofo francese la prospettiva di Nietzsche fornisce un modo diverso di affrontare la storia, poiché è qui che vi si tratta di queste relazioni e appropriazioni discorsive del potere; le grandi edificazioni discorsive, come la psichiatria, saranno analizzate da Foucault proprio da quest’ ottica, che permette di rivelare le causalità assenti, i linguaggi ripresi dai dispositivi, ecc. E sempre seguendo  Nietzsche, Foucault ci parla del corpo e non è a caso che troviamo questo tema come una costante a partire da testi tipo “Sorvegliare e Punire”. Per la tradizione filosofica, che aveva preso il dualismo degli orfici e pitagorici, l’anima era stata messa in un posto superiore e privilegiato rispetto al corpo, basta ricordare il dialogo di Fedone per riconoscere il luogo originario e principale dell’anima. Da allora, l’anima è l’elemento che ha mantenuto un rapporto con la trascendenza e con la verità, mentre il corpo arretra nella riflessione come il temporaneo, ciò che non è essenziale; come un contenitore dei sensi, che, secondo lo scetticismo, sono fallaci e inadeguati a cogliere la verità. Foucault, tornando a Nietzsche, cerca di recuperare il corpo (Leib) come base non originaria di riflessione:                                                                                                                                                            

 ⋯ A questo punto vediamo bene  la traccia di Nietzsche nel pensiero di Foucault, e volendo, possiamo ancora trovare una radice più antica per tale stanziamento.

È noto che l’impresa foucaultiana si alza contro il prevalere della filosofia hegeliana, in voga nel suo tempo. Questo confronto lo rende noto Foucault in “L’Ordine del discorso”.  ⋯ Si può dire, analizzando la distanza che cerca di stabilire Foucault da Hegel, che l’ispirazione nietzschiana lo aiutò a liberarsi dell’autore de “La Fenomenologia dello spirito”, poiché riuscì a sollevare l’idea di un antagonismo senza contraddizioni, un’analisi dello stesso antagonismo fuori della dialettica, e un’analisi dei rapporti di potere, senza per questo, sottoporsi a un processo dialettico di contraddizioni, dove la lotta e il combattimento sono fattori reali della società, e non processi dialettici. In questo senso Foucault è più vicino a un ragionamento nietzschiano della lotta continua che a una contraddizione hegeliana. Dal punto di vista di Foucault la dialettica (intesa come logica della contraddizione) non rende conto dell’intelligibilità dei confronti. E così, troviamo l’impronta di Nietzsche in Foucault, ancora ci sarebbe da riconoscere le somiglianze e le differenze che queste due genealogie hanno tra di loro ma, per il momento, conformiamoci col segnalare che di là di Nietzsche, possiamo scoprire una lettura di Foucault che porta a Nietzsche, fino all’impossibilità del super-uomo. 
Lasciamo questi meandri per nuovi incontri.

Crediti
 • Ramón Chaverry •
  • http://reflexionesmarginales.com/3.0/23-nietzsche-en-la-obra-de-michel-foucault/ •
 • Pinterest •   •  •
 • Sergio Parilli •
 • Anna Maria T. •

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