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Non ancora, ma presto” era la frase che da tanto, troppo tempo si ripeteva, come un ritornello stanco buono per ogni cosa. I giorni, le settimane, i mesi e poi gli anni passavano e dell’appagamento dei suoi desideri ancora nulla, e lui, come quel ritornello, era stanco.
Iniziava a non poterne più di avere i suoi desideri sempre una tacca sopra le sue possibilità, della continua frustrazione di non potere, acuita dalla fatica e dall’impegno quotidiano che metteva in tutto quello che faceva. Sapeva bene che per ottenere quello che si vuole bisogna sudare, che niente e nessuno regala nulla, ma ritrovarsi ancora a subire quello che ormai stava diventando il leitmotiv della sua esistenza gli provocava una profonda ed insopportabile frustrazione. Si ottiene sempre quello che si merita, si raccoglie quello che si è seminato, e allora, dove sbagliava, quali madornali errori aveva commesso, per ritrovarsi in quella situazione? Aveva desiderato troppo? No, non si può scegliere cosa desiderare, non si è responsabili dei propri desideri. Non ci aveva messo il giusto impegno? Nemmeno, perché aveva lavorato duro per realizzare ciò che voleva. E allora perché i risultati non giungevano, perché non vedeva neppure vicina la meta? A pesare su tutto c’erano il suo, ormai, insopportabile, ottimismo e fede in quello che faceva. Così andava avanti per la sua strada, infaticabile e arcigno, con la determinazione della formica e l’allegria della cicala, sognando, ancora una volta, un futuro migliore, contro tutto e tutti, a dispetto di ogni evidenza e contingenza, aveva ancora lo sguardo limpido di un sognatore che sì, forse un po’ più stanco e disilluso, continuava a sperare e credere che avrebbe alfine ottenuto ciò che desiderava.

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