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Quasi quattro secoli fa, nel 1607, Giovanni Diodati interpretò alla lettera l’intuizione scritturale di Giordano Bruno “La Sacra Scrittura non è che un sogno” fiammeggiante intuizione freudiana che gli meritò i fasti del rogo (un’invidia!). Mentre la Bibbia di Lutero (1534) fondava la lingua tedesca, la traduzione del Diodati, messa al bando dalla Chiesa insieme al suo artefice rifugiatosi a Ginevra per ovviare alla condanna a morte (che pur rendeva famosi e ben più del moderno “quarto d’ora” concesso ormai a tutti), fondeva per sempre il sogno di una lingua italiana nazionale e dissipava la sua preziosa materialità linguistica italiana solo fra addetti ai lavori d’Oltralpe o addirittura veneziani (che si sa. che uso ne abbiano poi fatto, tanto che il veneziano, parlato e scritto, diventa la lingua ufficiale anche della diplomazia all’estero della Serenissima Repubblica Marinara di Venezia). Ecco, questa opera, (che oggi, ovviamente, consiglio soprattutto per la ricchezza degli apparati storici e critici della edizione de Meridiani) è la più grande occasione mancata del nostro Paese: non si capisce davvero nulla di cose italiane attuali senza capire che cosa non ha comportato la Bibbia di Diodati nel tempo. Anche noi avevamo il nostro sogno di unità fattosi realtà e ci è stato rapinato.
E io ho dovuto ricominciare tutto daccapo – e tutto da solo.
Rottura per Rottura… (Lievitico XXIV, 20)

Crediti
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