Egon Schiele ⋯

Improvvisamente sentì nascere in lui un’angoscia da mozzare il respiro, un’angoscia del tutto nuova, che pure era sempre la stessa. Perché ad un tratto gli era venuta in mente la lettera? Che significato poteva avere ormai quella lettera? Essa poteva valere solo in un determinato caso; un caso inesistente, che non poteva mai più verificarsi. Non era pazzo; era sano. Ma a cosa gli serviva se gli altri lo ritenevano pazzo? A cosa gli serviva se alla fine lo stesso fratello lo avesse considerato pazzo? Non poteva accadere che un occhio turbato scambiasse proprio quella meravigliosa trasformazione della sua condizione di spirito, quel senso di euforia e di rilassatezza, quella serenità della sua natura, per i primi sintomi di una incipiente malattia mentale? Solo pochi giorni prima Marianne gli aveva manifestato la sua crescente preoccupazione per l’aspetto pallido e affaticato del marito; e quando Robert, in seguito a quel colloquio, aveva osato dare a Otto qualche fraterno consiglio, era rimasto colpito dal tono esageratamente eccitato, quasi sgarbato con cui il fratello gli aveva risposto, e ora gli sembrò addirittura di ricordare che negli ultimi tempi l’andatura e il portamento di Otto avevano subito una singolare trasformazione. E se fosse più malato di me, pensò Robert. Se fosse lui il malato – lui soltanto?

Crediti
 • Arthur Schnitzler •
 • Fuga nelle tenebre •
 • SchieleArt •   •  •

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