Non sacrificare la presenza

Imparare ad essere presenti internamente – essere lo stato di presenza senza parole – spesso
comincia con l’essere silenziosi all’esterno, col parlare di meno. Per esempio parlare meno spesso,
meno in fretta, meno energicamente e per periodi di tempo più brevi. Sforzi di questo genere, accompagnati dall’attenzione divisa, aumentano la nostra capacità di promuovere e prolungare la presenza. E proprio a questo si riferiva Rodney Collin, il pupillo di Ouspensky, quando scrisse: “È straordinario vedere quali porte sembri aprire la rinunzia al parlare, alle parole.
Le parole e l’espressione di noi stessi attraverso le parole, possiedono una particolare tendenza ad oscurare la presenza. Tanto per cominciare, le parole danno forma ai motti ‘Io‘ e il successivo esternarli in parole aumenta la loro pesantezza. Improvvisamente, la parola espressa sembra più concreta della presenza priva di parole, fino al punto da sopraffare l’attenzione divisa.
Più si parla, meno si ha la possibilità dì attuare quello di cui stiamo parlando, perché parlare ha la tendenza a rimuovere la presenza.” Questo è altrettanto vero per quanto riguarda il parlare interiore, una difesa dietro cui uni di noi si nascondono, senza rendersene conto. Benché all’esterno si possa apparire piuttosto silenziosi, i pensieri espressi a parole e le reazioni che hanno luogo dentro di noi, possono rimuovere la presenza tanto quanto, se non addirittura più dei parlare esterno. A questo proposito il Sufi Al-Antaki suggerì che: “Il momento più nocivo per parlare è quando per voi sarebbe meglio restare in silenzio e quello più nocivo per rimanere in silenzio é quando per voi sarebbe più appropriato e necessario parlare.
In particolare, a proposito del parlare esterno, Ouspensky disse: “Si parla, si parla e poi si parla ancora senza farci veramente mai caso, perché la cosa ci dà soddisfazione e occupa il nostro tempo. Cercare di evitare il parlare inutile é lavoro sull’essere.
E questo include anche il parlare del lavoro. Come ha detto Burton: “Quando sì comincia a parlare del sistema, bisogna fare attenzione perché si comincerà a divagare e si perderà il ricordo di sé.” E , anche aggiunto che “al centro istintivo piace sentire il suono della sua voce“, riferendosi al fatto e la parte intellettuale del centro istintivo si servirà del parlare per adescarci e tenerci lontano dalla presenza. Lo farà anche quando é qualcun altro a parlare, interrompendolo con l’immaginazione del nostro parlottio interiore.
Per affermare la nostra valutazione per la presenza e prolungarla mentre parliamo, dobbiamo andare di là dell’urgenza dì esprimere, difendere e giustificare noi stessi a parole, ma dobbiamo anche dare oltre il bisogno di nasconderci dietro il silenzio. In entrambi i casi dobbiamo riandare al significato del ricordo di sé: vale a dire che né le parole all’interno né quelle all’esterno sono la presenza in se stessa; che le funzioni non sono la consapevolezza e che siamo addormentati ogni qualvolta che il parlare e il non parlare succedono automaticamente, senza attenzione divisa. Inoltre esistono alcuni metodi utili per favorire la presenza mentre si sta parlando. Uno di questi consiste nell’introdurre degli “Io di lavoro” prima di parlare. Per esempio: “Parla con presenza.“Valuta più la presenza che le parole.” “Ascolta la tua voce con attenzione divisa.” Stabilire la presenza fin dall’inizio é lo scopo migliore, ma é anche possibile sorprendersi nel mezzo di una frase e inserire un “Io” di lavoro interiormente: “Torna.” ;”Sta qui mentre parli.” “Non sacrificare la presenza.
Un altro metodo per favorire la presenza mentre si sta parlando, consiste nel minimizzare i propri movimenti fisici. Per esempio evitare di dondolare esageratamente il corpo, di muovere la testa o di gesticolare con le mani. Lo scopo non é quello di diventare rigidi nel fare questi movimenti, ma di fare attenzione alla tendenza del centro motorio di distrarre e rimuovere la presenza.
Questo vale anche per il centro istintivo e per il centro emozionale che spesso lavorano insieme per oscurare la presenza; per esempio con espressioni della faccia o toni di voce esagerati, o con commenti critici sarcastici e umoristici. Se, a tutta prima, queste possono sembrare delle piccolezze, con un’osservazione più accurata potremo renderci conto di quanto invece siano capaci di alimentare l’immaginazione e rimuovere la presenza.
Come disse il Sufi Abu-Bakr, “II silenzio non é confinato alla lingua, ma riguarda il cuore e tutte le membra.” – E come insegnato dai maestri, “Cercate di essere Presenti quando parlate e quando finite di parlare cercate di essere presenti in silenzio. La presenza silenziosa prolunga il ricordo di sé.

Crediti
 • Robert Burton •
 • Essere presenti e parlare •
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