
Per miliardi di anni, ogni cosa, trascorso il tempo della sua apparizione e della sua presenza, si perdeva irrimediabilmente nel passato. Su di essa cadeva un oblio senza fine. L’essere viveva con gioia il suo giorno di festa. Poi la luce del sole presto cadeva. Era questa la sua condanna. Sprofondava e si perdeva nel già stato. E nessuno ne sapeva più niente. Stanco di questo destino, di questo estinguersi senza posa, di questa continua caduta nel nulla, l’essere, con sforzi enormi e notevole dispendio di energia, inventò la memoria, il ricordo. Attraverso di essa l’essere cominciò a sopravvivere a sé stesso. Le cose continuavano a perdersi nel nulla, ma di esse restava il ricordo. Si trasformavano in immagini. Non tutto era perduto. In un certo modo le cose passate continuavano a vivere.
Non tutto era perduto
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