⋯ Vincenzo Conciatori ⋯

Il filosofo è l’amico del concetto, è in potenza di concetto. Ciò vuol dire che la filosofia non è una semplice arte di formare, inventare o fabbricare concetti, perché i concetti non sono necessariamente delle forme, dei ritrovati o dei prodotti. La filosofia, più rigorosamente, è la disciplina che consiste nel creare concetti. Creare concetti sempre nuovi è l’oggetto della filosofia. È proprio perché il concetto deve essere creato, che esso rinvia al filosofo come a colui che lo possiede in potenza o che ne ha la potenza e la competenza. I concetti non sono già fatti, non stanno ad aspettarci come fossero corpi celesti. Non c’è un cielo per i concetti; devono essere inventati, fabbricati o piuttosto creati e non sarebbero nulla senza la firma di coloro che li creano. Emerge dunque la posizione della filosofia rispetto allo spettacolo globale della comunicazione, della discussione dossologica, così come della definizione contemplativa di essenze, preesistenti al lavoro del filosofo. La filosofia è creazione, cioè invenzione di concetti, non semplicemente collegamento e relazione tra forme preconfezionate. La filosofia è dunque, a partire dalla sua struttura, trasformazione integrale, posizione e negazione di oggetti, cioè esperienza della libertà pratica, effettiva; ciò implica che la filosofia è una pratica originaria della libertà, indipendente rispetto a dogmi e dottrine autoritative. Non mi preoccuperei affatto del superamento della metafisica o della morte della filosofia. La filosofia ha una funzione che rimane pienamente attuale, creare concetti. Nient’altro può far questo al suo posto. Oggi sono l’informatica, la comunicazione, la promozione commerciale ad essersi appropriate dei termini “concetto” e “creativo” e sono questi campioni del concetto a presentarsi come una razza spavalda che esprime l’atto di vendere come il supremo pensiero capitalista, il cogito della merce. La filosofia si sente piccola e sola davanti a così grandi potenze, ma, se proprio deve morire, che almeno muoia dal ridere.

Crediti
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