Oggi, nessuno parla più

Il mondo, infatti, ci sembra guidato da forze cieche e sorde che non sono disposte ad ascoltare le grida di avvertimento, né i consigli, né le suppliche. In noi qualcosa è stato distrutto dallo spettacolo degli anni che abbiamo appena trascorso. E questo qualcosa è quell’eterna fiducia nell’essere umano, che ci ha sempre fatto credere di poter ricevere dall’altro da sé stimoli umani semplicemente parlandogli il linguaggio dell’umanità. Abbiamo visto mentire, avvilire, uccidere, deportare, torturare, e ogni volta è stato impossibile persuadere chi lo faceva a non farlo, perché era sicuro di sé e perché non si convince un’astrazione, ovvero il rappresentante di un’ideologia.

Per mettersi in regola con la paura, occorre vedere cosa essa significa, e che cosa rifugge. Essa significa e rifugge la stessa realtà di fatto: un mondo in cui si legittima l’omicidio e dove si considera futile la vita umana. Ecco il principale problema politico di oggi. E, prima di proseguire con il resto, è necessario prendere posizione in rapporto a tale problema. Prima di avviare qualsiasi costruzione ideale, oggi vanno poste due domande: Sì o no? Volete voi, direttamente o indirettamente, essere uccisi o violentati?” “Sì o no, volete voi, direttamente o indirettamente, ammazzare e violentare? Tutti coloro che risponderanno no alle due domande si troveranno automaticamente coinvolti in una serie di conseguenze che devono modificare il loro modo di porre il problema. Il mio programma è individuare soltanto due o tre di tali conseguenze. Nell’attesa, il lettore di buona volontà può incominciare ad interrogarsi e a rispondere.

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