Ogni occupazione è innaturale per Schacht

È inconcepibile come di fronte ai tipi morbosamente sensibili il mondo possa essere zotico, dispotico, capriccioso e crudele.

La vita, con le sue leggi feroci, per certe persone è solo una catena di sconforti, di esperienze talmente cattive da atterrire. Il destino degli esseri come Schacht è quello di un’incessante, dolorosa ripugnanza. Vorrebbe poter accogliere le cose con gioia, ma è proprio questo che non può. La durezza, la spietatezza si fa dieci volte più dura e spietata con lui, proprio perché la sua sensibilità è tanto più acuta. Povero Schacht! È un bambino, dovrebbe poter guazzare tra onde di melodie, avvilupparsi in sensazioni buone, morbide, spensierate, dovrebbe procedere tra fruscii segreti di acque, tra cinguettii d’uccelli. Dolci pallide nuvole di cielo serale dovrebbero trasportarlo nel regno dell’ah, che mai provo?. Le sue mani sono adatte a lievi gesti, non al lavoro. Davanti a lui dovrebbero spirar brezze e alle sue spalle sussurrare dolci voci amiche. I suoi occhi dovrebbero poter restare beatamente chiusi, e Schacht dovrebbe potersi riaddormentare tranquillo, quando si svegliasse al mattino fra il tepore voluttuoso dei cuscini. Per lui in fondo non esiste attività adeguata, poiché ogni occupazione è inadeguata, innaturale e disadatta per lui.

Ah, stritolato, finirà stritolato, e un giorno si spegnerà in un ospedale, oppure languirà, guasto nell’anima e nel corpo, in qualcuna delle nostre modernissime carceri.

Crediti
 Robert Walser
 Jakob von Gunten
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