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Parigi. Cammino per le strade. Tormento Henry che mi riempie la testa di strade, di nomi di strade. Gli dico: “Invece di un pensiero, adesso mi porto dietro il nome di una strada nuova. Penso alle strade, le guardo dall’autobus. Non ho più idee, mi limito ad osservare, a guardare, ad ascoltare. Rue de Faubourg du Temple, Piazza Montholon. Cosa si ha quando si ha il nome di una strada?“.”Niente“, risponde Henry. La mia testa ora è vuota, è piena di strade. Può darsi che uno non abbia niente quando ha il nome di una strada, ma uno possiede una strada al posto di un pensiero; e lentamente la terra, la strada, i fiumi guadagnano terreno, riempiono la testa di rumore, odori, immagini e la vita interna recede, si ritira. Questo avanzare della vita, questo ritirarsi della meditazione fu la mia salvezza. Ogni strada rimpiazzava un sospiro inutile, un rancore, un rammarico, un rodersi interno. Square Montholon trionfa sulle lunghe ore spese nel costruire una comunione immaginaria, ideale, con mio padre. Profumi, clacson e il turbine del traffico disperde i fantasmi. Mi lascio vivere, mangio in tutti i ristoranti di Parigi. Vado a tutti i teatri, voglio conoscere tanta gente, possedere una mappa della realtà come Henry possiede la mappa di Parigi o di Brooklyn…Venite Piazza Montholon, Boulevard Jean Jaurès, Rue Saint Martin, come dadi allegri a danzare nella mia testa vuota.

Crediti
 • Anais Nin •
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