
Spesso diamo per scontato che le istituzioni che regolano la nostra vita civile siano immutabili e necessarie, come se fossero parte dell’ordine naturale delle cose. In realtà, la storia umana ci insegna che ogni struttura di potere ha un inizio, un’apogeo e una fine, determinata dai mutamenti delle condizioni materiali e culturali. L’architettura politica moderna si regge su un dogma che oggi scricchiola sotto il peso delle sue stesse contraddizioni: il mito dello Stato-Nazione. Ci è stato insegnato a venerare questo costrutto giuridico come l’unico garante possibile del benessere collettivo, dimenticando che per millenni l’umanità ha prosperato sperimentando forme di aggregazione radicalmente diverse. La rigidità territoriale, l’esclusività dei confini e l’accentramento dell’autorità non sono leggi universali, ma contingenze storiche che oggi si scontrano con una realtà fluida, globale e interconnessa. Per comprendere la crisi attuale, dobbiamo guardare oltre la superficie del dibattito politico quotidiano e interrogare la natura stessa dei concetti che usiamo per definire la nostra convivenza.
I politici si riempiono la bocca con la parola Stato, come se questo concetto fosse equivalente a giustizia, libertà, solidarietà, bontà o armonia. Il mondo antico non conobbe i confini, come li intendiamo dal Rinascimento. Questo concetto era tanto astruso e privo di senso quanto per molti popoli la proprietà della terra. Tra i popoli che occuparono le terre dei romani, non vi erano re di territori, ma di genti: dei longobardi, dei franchi, dei goti. Erano itineranti e regolavano il godimento delle terre a beneficio delle famiglie, dei clan e della comunità. Per questo non avevano templi. I loro dirigenti supremi erano eletti e si mantenevano al potere nella convinzione che saresti stato re finché avresti agito rettamente; quando avresti smesso di farlo, avresti cessato di esserlo. Non c’era bisogno di detronizzarli. Quando un re cadeva prigioniero non obbligava né rappresentava più nessuno. La sua sconfitta e la cattività erano come se gli avessero rasato i capelli o strappato la barba, prove evidenti che la protezione divina non era più su di lui. Quando i nobili eleggevano un re gli ricordavano: ognuno di noi vale quanto te e tutti insieme possiamo più di te. Il limes di Roma arrivava fino a dove si accampavano le sue legioni e imponevano il loro potere. L’Illuminismo, le rivoluzioni sociali e politiche aprirono altri canali di partecipazione del popolo ai compiti dello stato, sebbene l’avidità di alcuni condizionasse tale partecipazione a un determinato reddito o condizione. Il concetto di stato emerge con lo stato moderno, e con la sottomissione a un potere sovrano. La ragion di Stato fu un’invenzione degli adulatori dei principi per contrapporla a una pretesa legge divina incarnata in un potere terreno; e soprattutto per tenere assoggettati i popoli che nemmeno sognavano di sapersi cittadini. Ma oggi sappiamo che non sono i dirigenti eletti dal popolo a governare i nostri stati, bensì i poteri finanziari che se ne servono come di pedoni. L’Unione Europea è un esempio dell’obsolescenza del concetto di stato e della necessaria partecipazione e convivenza dei cittadini delle diverse regioni, latitudini e popoli. Partiti politici obsoleti e manipolati, sindacati a spese dell’Erario, confessioni religiose nel libro paga statale, mezzi di comunicazione fagocitati da interessi spurii e una dispotica propaganda che abusa delle nuove tecnologie per rimbecillire la gente che, come in Grecia gli idiotez, non partecipava. Viviamo sotto la ferula di interessi trans-statali che agiscono come caporali con i loro frustini. Di fronte ai disastri sociali ed economici, prodotti da un modello di sviluppo che idolatra il mercato, molti si chiedono se il caos non sia preceduto dalla decadenza dell’Occidente. Ma ciò che ha cessato di esistere è l’Occidente come realtà e come riferimento. Siamo tutti interconnessi e siamo responsabili gli uni degli altri, e non solo dipendenti. Il concetto di mondializzazione, in ogni epoca, corrisponde alla sua concezione del mondo e alla portata della sua forza supportata dalle tecnologie del momento per accaparrare materie prime, risorse e sempre più follia nella sua corsa verso la disintegrazione del sistema, per alienazione dei cittadini. È l’inquietudine della velocità all’interno di un labirinto. Ma il popolo non soffre eternamente. Al potere egemonico di tanti despoti succederà una vera convulsione i cui segni sono già analizzati con stupore. È assordante il silenzio di sudditi intontiti dal panem et circenses; come lo fu per l’alienante concetto di una ricompensa ultraterrena, più lacerante quando non era sostenuta dalla giustizia, dall’amore e dalla felicità di sapersi responsabili solidali gli uni degli altri. L’imperialismo di cui soffrono milioni di esseri non apporta altra novità che i progressi tecnologici. L’alienazione per il possedere sulla coscienza di essere si annuncia come un’implosione rigeneratrice, perché ha raggiunto il limite del non ritorno. Quando si è perso il senso del vivere e non c’è più niente da perdere, molti si trasformano in bombe che camminano e si gettano nel terrore come protesta. Per coloro che scommettono su un’altra mondializzazione alternativa, sostenuta da una coscienza planetaria, si intravede la luce generatrice di una nuova alba, più umana, più giusta e armoniosa con la ricchezza di trasformare il tempo in uno spazio che definiamo con la nostra presenza. Un’etica mondiale esige una nuova mentalità che ci faccia recuperare il senso delle cose, delle persone e di noi stessi. La chiameremo armonia, giustizia e solidarietà, all’interno di un’esperienza generale di libertà.
Questa nuova mentalità non può sorgere dall’alto, attraverso decreti calati da quelle stesse istituzioni sovranazionali che hanno causato il disastro. Deve germogliare dal basso, dalla presa di coscienza di una cittadinanza globale che rifiuta di essere divisa da linee artificiali tracciate su una mappa. La vera sfida del nostro tempo non è difendere le prerogative di uno Stato svuotato di sovranità, ma reimmaginare la politica come uno spazio di cura reciproca, dove l’economia torna a essere uno strumento al servizio dell’uomo e non il suo padrone assoluto. Solo abbandonando il feticcio del nazionalismo e l’illusione del consumo illimitato potremo disinnescare la bomba a orologeria dell’esclusione sociale e costruire un futuro in cui l’umanità, finalmente consapevole del proprio destino comune, impari ad abitare la Terra non più come un esercito occupante, ma come una comunità di custodi solidali.
Sull'obsolescenza dello Stato
Pubblicazione in Italia: indicativamente attorno agli anni 2012-2015, periodo di forte critica alle politiche di austerity europee.
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Apogeo: Il punto di massima espansione o splendore di una civiltà o di un’istituzione. Nel testo indica la fase culminante prima che le contraddizioni interne portino alla decadenza delle strutture di potere.
Dogma: Un principio che viene imposto come verità assoluta e indiscutibile. L’idea dello Stato-Nazione viene definita tale poiché viene accettata acriticamente come unica forma possibile di organizzazione civile.
Idiotez: Termine derivato dal greco antico per indicare i cittadini che non partecipavano alla vita pubblica. Viene usato per descrivere la passività delle masse moderne rimbecillite dalla propaganda e dalle tecnologie.
Limes: Il confine fortificato dell’Impero Romano che segnava il limite del potere militare. Rappresenta storicamente la transizione verso una concezione territoriale del dominio che i popoli itineranti non conoscevano.
Panem et circenses: Strategia di controllo sociale basata sulla distrazione delle masse tramite cibo e intrattenimento. Descrive l’attuale stato di sudditanza dei cittadini intontiti dal consumo e da una propaganda dispotica.
Lo Stato moderno di Maurizio Fioravanti
Il testo offre una ricostruzione storica e giuridica della nascita delle istituzioni sovrane in Europa. L’autore spiega come il concetto di Stato si sia evoluto da una necessità di ordine a un dogma territoriale che oggi fatica a rispondere alle sfide della globalizzazione. La lettura aiuta a comprendere le radici della rigidità dei confini citata nell’analisi e come l’accentramento dell’autorità sia un fenomeno storicamente determinato e non una legge naturale immutabile.
L’uomo a una dimensione di Herbert Marcuse
In questo classico della sociologia critica viene analizzata l’alienazione dell’individuo nelle società industriali avanzate. Marcuse descrive come il sistema dei consumi riduca la coscienza umana a una funzione del mercato trasformando i cittadini in sudditi intontiti dal benessere materiale. Queste riflessioni si integrano perfettamente con la denuncia del panem et circenses moderno e della perdita del senso dell’essere a favore del possedere discussa nel testo analizzato.
La società liquida di Zygmunt Bauman
Il celebre sociologo esplora il passaggio da una modernità solida e strutturata a una condizione fluida dove le istituzioni perdono stabilità. Bauman analizza come i poteri finanziari transnazionali svuotino di senso la sovranità degli stati rendendo obsoleti i vecchi partiti e sindacati. Il libro fornisce gli strumenti per decodificare quella sensazione di inquietudine della velocità in un labirinto che caratterizza la nostra epoca interconnessa ma priva di riferimenti certi.
Premesse: Le istituzioni umane e i confini territoriali non sono leggi di natura immutabili, ma contingenze storiche sorte con lo Stato moderno e la sottomissione al potere sovrano.
Argomentazioni di supporto:
- Prospettiva storica e comparativa: Le popolazioni pre-moderne (es. goti, franchi, longobardi) non riconoscevano il concetto di confine territoriale rigido né la proprietà assoluta della terra, ma forme di sovranità condivisa legate al popolo e condizionate all’agire rettamente.
- Asservimento dello Stato ai mercati: L’attuale impianto statale e sovranazionale (inclusa l’UE) è svuotato di vera sovranità ed è manovrato da poteri finanziari e corporativi trans-statali, supportati da partiti e media asserviti che mantengono i cittadini in uno stato di stordimento (panem et circenses).
- Incapacità di risposta alla globalizzazione fluida: L’imperialismo tecnologico e il culto del ‘possedere’ rispetto al ‘riconoscere la propria coscienza’ spingono il sistema verso l’implosione, provocando risposte disperate (terrorismo) e la fine dell’Occidente come punto di riferimento unico.
Conclusioni: L’unica via di salvezza risiede nel superamento del feticcio dello Stato-Nazione e del nazionalismo, abbracciando una mondializzazione alternativa dal basso e un’etica planetaria che concepisca l’umanità non come esercito occupante, ma come comunità di custodi solidali.
Nel primo paragrafo l’autore imposta la de-naturalizzazione dello Stato-Nazione, definendolo come un dogma moderno in crisi di fronte alla fluidità della realtà globale. Il secondo paragrafo – il più lungo e denso – sviluppa un’articolata digressione storica e sociologica: parte dal rifiuto del concetto di confine nei popoli barbarici/itineranti, traccia la genesi dello Stato moderno e della ‘ragion di Stato’, fino a denunciare il controllo opaco dei mercati finanziari, dei media e dei partiti politici sulle odierne democrazie. Il terzo e ultimo paragrafo funge da sintesi propositiva (pars construens), spostando l’asse argomentativo dalla critica delle istituzioni calate dall’alto alla necessità di una rinascita etica e comunitaria che germogli dal basso.
- La decostruzione del dogma statale: La storicità e la precarietà dello Stato-Nazione di fronte alle trasformazioni contemporanee.
- Modelli di sovranità a confronto: Il contrasto tra l’idea ancestrale/itinerante di sovranità comunitaria (popoli germanici) e la nascita dello Stato moderno con i suoi confini rigidi.
- La crisi della democrazia rappresentativa e il dominio finanziario: L’asservimento delle istituzioni e dei media agli interessi trans-statali e l’alienazione dei cittadini tramite la propaganda tecnologica.
- L’implosione del sistema e le manifestazioni della disperazione: La perdita del senso del vivere, il collasso dell’Occidente e le reazioni estreme (dalla violenza disperata alla stanchezza dei sudditi).
- L’alternativa etico-planetaria: La costruzione di una nuova mentalità di custodia solidale e di armonia globale partendo dalla cittadinanza attiva dal basso.
La metafora del ‘feticcio del nazionalismo’ e delle ‘linee artificiali tracciate su una mappa’ evidenzia l’irrazionalità con cui le società moderne adorano strutture burocratiche prive di vita oramai asservite al capitale. I poteri finanziari sono raffigurati come ‘caporali con i loro frustini’, riducendo le democrazie a teatri di marionette. L’espressione ‘inquietudine della velocità all’interno di un labirinto’ definisce con nitidezza l’iper-attivismo insensato del capitalismo tecnologico, che corre verso la disintegrazione senza una meta razionale. L’immagine finale dell’umanità che passa dal comportarsi come un ‘esercito occupante’ al diventare una ‘comunità di custodi solidali’ esprime la transizione necessaria da una logica di predazione estrattiva a una di cura ecologico-sociale.
Troviamo termini presi a prestito dall’antichità classica e dal lessico politico (limes, idiotez, panem et circenses, ferula, ragion di Stato) alternati a vocaboli del linguaggio sociologico e critico contemporaneo (mondializzazione, alienazione, interconnessione, poteri trans-statali). L’uso strategico dei corsivi mette in risalto le parole chiave de-costruite (Stato, confini, proprietà della terra) o i concetti filosofici contrapposti (possedere rispetto a coscienza di essere).
- La relatività e storicità dei confini e dello Stato: La dimostrazione che lo Stato-Nazione è una parentesi storica e non una struttura naturale.
- L’alienazione e lo stordimento di massa: Il condizionamento mediatico e la riduzione del cittadino a consumatore o ‘suddivo’ passivo (idiotez).
- L’espropriazione della sovranità popolare: Il passaggio del potere reale dalle istituzioni democratiche ai mercati e ai poteri finanziari sovranazionali.
- L’implosione rigeneratrice e l’etica globale: La crisi del modello occidentale come opportunità per la nascita di una coscienza planetaria fondata su armonia, giustizia e responsabilità reciproca.
Dà inoltre per scontato che l’implosione dell’attuale sistema statale e finanziario conduca ‘naturalmente’ a una rinascita etica e armoniosa, senza considerare il rischio che il vuoto di potere possa tradursi in nuove forme di anarchia violenta, feudalesimo tecnologico o autoritarismo spietato.
La critica all’obsolescenza dello Stato e all’ingerenza dei poteri finanziari risulta persuasiva e ben articolata. Dal punto di vista storico e analitico, tuttavia, il discorso si affida talvolta a generalizzazioni iperboliche (es. la liquidazione di partiti, sindacati e media come semplici strumenti di ‘rimbecillimento’) e a un’antitesi piuttosto netta (e potenzialmente utopistica) tra l’oscurità del presente dominato dai mercati e ‘l’alba più umana’ della nuova etica planetaria.
I richiami filosofici spaziano dal personalismo e comunitarismo (il primato dell’essere sul possedere di matrice erich-frommiana) alla critica marxiana dell’alienazione e della merce, fino alle teorizzazioni dell’etica della responsabilità globale (Hans Jonas) e alla sociologia della surmodernità (Marc Augé e la fluidità contemporanea).
- ‘L’architettura politica moderna si regge su un dogma che oggi scricchiola sotto il peso delle sue stesse contraddizioni: il mito dello Stato-Nazione.’
- ‘I dirigenti supremi erano eletti e si mantenevano al potere nella convinzione che saresti stato re finché avresti agito rettamente; quando avresti smesso di farlo, avresti cessato di esserlo.’
- ‘Viviamo sotto la ferula di interessi trans-statali che agiscono come caporali con i loro frustini.’
- ‘L’alienazione per il possedere sulla coscienza di essere si annuncia come un’implosione rigeneratrice, perché ha raggiunto il limite del non ritorno.’
Glossario dei termini:
- Ragion di Stato: Insieme dei principi e delle priorità in base ai quali l’azione politica dello Stato può derogare al diritto comune e alla morale pur di garantire la propria sopravvivenza e sicurezza.
- Idiotez (Idiōtēs): Termine mutuato dalla Grecia classica che indicava il privato cittadino che non si curava degli affari pubblici o della politica, disinteressandosi della vita della polis.
- Mondializzazione alternativa (Altermondialismo): Movimento socio-politico che promuove forme di cooperazione globale e interconnessione non subordinate alle logiche del libero mercato o del capitalismo finanziario.



















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