Erwin Wurm ⋯ Deleuze kneeling down
Senza dubbio le nostre distinzioni sono troppo sommarie. Bisognerebbe esaminare ogni preciso caso, e cercare per ognuno qual è la macchina o il “corpo senza organi“; dopodiché si dovrebbe vedere cos’è che vi passa, particelle e flussi, quale regime di segni. La macchina non è un meccanismo, il corpo non è un organismo, ed è sempre qui che il desiderio opera i suoi concatenamenti. Ma il tipo di concatenamento messo in atto da un masochista piuttosto che da un tossicomane, un alcolista o un anoressico, non è affatto lo stesso.

Il caso dell'anoressia
Si tratta sì di flussi alimentari, ma in congiunzione con altri flussi, flussi d’abbigliamento per esempio (la tipica eleganza anoressica, la trinità di Fanny: Virginia Woolf, Murnau, Kay Kendall). L’anoressico si compone un corpo senza organi con dei vuoti e dei pieni. Alternanza di svuotamenti e di imbottiture: il divorare anoressico, il tracannare bevande gasate. Non si dovrebbe neanche parlare di alternanza: pieno e vuoto sono come le due soglie di intensità, si tratta in ogni caso di fluttuazioni all’interno del proprio corpo. Non è un rifiuto del corpo, ma dell’organismo, un rifiuto di quel che l’organismo fa subire al corpo. Nient’affatto una regressione, ma involuzione, corpo involuto. Il vuoto anoressico non ha niente a che vedere con una mancanza, si tratta al contrario, di un modo per sfuggire alla determinazione organica della mancanza e della fame, all’orario meccanico del pasto. C’è tutto un piano di composizione dell’anoressico per costituirsi un corpo organico (il che non vuol dire asessuato: al contrario, il divenire-donna di ogni anoressico). L’anoressia è politica, una micropolitica: sfuggire alle norme del consumo per non essere a propria volta oggetto di consumo. Si tratta di una protesta femminile, di una donna che vuole possedere un corpo che funziona e non soltanto delle funzioni organiche e sociali che la consegnano alla dipendenza. Essa allora ritorcerà il consumo contro se stessa: spesso farà l’indossatrice – spesso farà la cuoca, cuoca svolazzante, farà mangiare gli altri, o le piacerà stare a tavola senza mangiare, o si metterà a piluccare piccoli bocconi, piccoli cibi. Cuoca-indossatrice, una composizione che può esistere soltanto per questo concatenamento, questo regime, mentre in altri sarebbe destinata a dissolversi. Il suo fine è quello di sottrarre al nutrimento delle particelle, delle minuscole particelle, con le quali poi potrà costruire tanto il proprio pieno quanto il proprio vuoto a seconda che emetta o riceva tali particelle. L’anoressico è un appassionato: vive in più maniere il tradimento o il doppio distoglimento. Tradisce la fame perché la fame lo tradisce, asservendolo all’organismo; tradisce la famiglia perché la famiglia lo tradisce asservendolo al pasto familiare e a tutta una politica della famiglia e del consumo (sostituire a questo un consumo ininterrotto ma neutralizzato, reso asettico); infine tradisce il cibo, perché il cibo è traditore per natura (idea dell’anoressico che il cibo sia pieno di larve e veleni, vermi e batteri, essenzialmente impuro, da cui la necessità di fare una cernita, estraendone delle particelle o risputandolo). Ho una fame da lupo, dice lei gettandosi su due yogurt in mini-vasetto. Ingannar-la-fame, ingannar-la-famiglia, ingannare-il-cibo. Insomma, l’anoressia è una faccenda di politica: essere l’involuto dell’organismo, della famiglia o di una società di consumi. C’è politica dal momento stesso in cui c’è un continuum di intensità (il vuoto e il pieno anoressici), emissione e captazione di particelle alimentari (costituzione di un corpo senza organi in opposizione alla dietetica o al regime organico), e soprattutto congiunzione di flussi (il flusso alimentare entra in rapporto con un flusso di abbigliamento, un flusso di linguaggio, un flusso di sessualità: tutto un divenire-molecolare per l’anoressico, che sia uomo o donna). Ecco quello che noi chiamiamo un regime di segni. E innanzitutto, non si tratta qui di oggetti parziali. Effettivamente la psichiatria o la psicoanalisi non capiscono nulla, perché comprimono ogni cosa nell’ambito del codice neuro-organico o simbolico (“mancanza, mancanza“). A questo punto però viene a galla l’altro problema: perché il concatenamento anoressico corre così spesso il rischio di uscire fuori strada, di diventare mortale? quali sono i pericoli che continua a toccare da vicino e nei quali poi cade? Si tratta di un problema che deve essere affrontato in modo diverso dalla psicoanalisi: bisogna cioè vedere quali sono i pericoli che sopravvengono nel mezzo di una sperimentazione reale e non prendere in considerazione la mancanza che governa un’interpretazione prestabilita. La gente si trova sempre nel bel mezzo di un’impresa e dove quindi non c’è nulla che possa essere considerato come originario. Si tratta sempre di cose che si intersecano, e mai di cose che si riducono. Una cartografia, mai una simbolica.

Crediti
 • Gilles Deleuze •
  • Claire Parnet •
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