
II terzo segno dal quale si riconoscono le false scienze generate dall’idealismo è il bisogno che esse hanno di fondare i loro oggetti. In effetti, queste scienze non sono mai sicure che i loro oggetti esistano davvero. Per il realista, il cui pensiero è rivolto all’essere, il Bene, il Vero e il Bello sono a pieno diritto reali, perché sono l’essere stesso voluto, conosciuto ed ammirato. A partire però dal momento in cui il pensiero si sostituisce alla conoscenza, questi trascendentali cominciano a galleggiare nel vuoto, senza sapere su che cosa posarsi. Ecco perché l’idealismo trascorre il suo tempo a fondare la morale, la conoscenza e l’arte, come se quello che l’uomo deve fare non fosse già inscritto nella sua natura: il modo di conoscere, in effetti, è già inscritto nella struttura stessa del nostro intelletto, così come l’arte è già inscritta nell’attività pratica dell’artista stesso. Il realista non ha mai nulla da fondare, ma ha sempre da scoprire i fondamenti delle sue operazioni, ed è nella natura delle cose che egli li trova: «operatio sequitur esse».
Vademecum del realista principiante
a cura di Antonio Livi e Maria Antonietta Mendosa
SchieleArt • Reclining Boy - Erich Lederer • Leopold Museum, Vienna







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