Portrait of a Woman
Secondo William Burroughs, l’universo è interamente governato da un’economia virale. Tutti i fenomeni esistenti sono sovradeterminati da un processo di contagio. Per definizione, l’essere umano è abitato da un virus, e questo virus sta all’origine della sua dualità. Tutta la sua opera è complessivamente percorsa dall’ossessione della contaminazione.

In «Operazione riscrittura» (capitolo del Biglietto che è esploso), egli considera la parola come un’attività teleguidata, che non dipende dalla volontà del locutore: «L’uomo moderno ha perduto la facoltà del silenzio. Provate a fermare il vostro discorrere sub-vocale. Provate a raggiungere anche solo dieci secondi di silenzio interiore. Incontrerete un organismo antagonista che vi costringe a parlare».

[Ne La macchina morbida una] lotta mortale fa da substrato alle forme moderne dell’intossicazione. Burroughs le identifica innanzitutto nella pubblicità, per assimilarle successivamente a un sofisticato organismo di controllo più vasto che è quello della stampa e del linguaggio in generale. [Viene così lanciato] un appello alla rivolta contro l’oppressione della macchina di controllo, mantenuta dall’ordine linguistico: «Tagliate le linee delle parole – Tagliate le linee della musica – Frantumate le immagini di controllo – Frantumate le macchine di controllo – Incendiate i libri – Uccidete i preti – Uccidete! Uccidete! Uccidete!».

Il ritorno dell’astronauta (una delle routine di Exterminator!) presenta una visione della storia dell’umanità in preda a un male ereditario e incurabile assimilato all’inconscio psicanalitico: «Questo virus, questo antico parassita è quel che Freud chiama inconscio e si moltiplicò sulla carne già malata per le radiazioni e chiunque discenda da questa stirpe è fondamentalmente diverso da coloro i quali non hanno mai conosciuto l’esperienza delle caverne e non hanno mai contratto questa malattia mortale che vive nel vostro sangue, nelle vostre ossa e nei vostri nervi… Non si appartenevano più. Appartenevano al virus. Dovevano uccidere torturare conquistare incatenare degradare come i cani arrabbiati devono mordere. Con Hiroshima tutto fu perduto. La malattia metallica che covava da 30.000 anni ricominciò a vivere nel sangue e nelle ossa e nella carne sbiancata».

Il contagio virale è più di un’ossessione nell’opera di Burroughs. È il fondamento della sua mitologia. Niente e nessuno può salvaguardarsi dall’epidemia generalizzata che si è diffusa sul pianeta. Egli elenca: un virus-parola, un virus-sesso, un virus-morte, ecc. La caratteristica centrale di ognuno di questi virus è di tendere a riprodursi e dunque perpetuarsi secondo le regole della logica classica, e questo gli fa dire che: «È dell’identità il meccanismo virale archetipo».

La principale illusione che [si] produce per mantenere il proprio dominio è il principio di identità che dipende dalla logica aristotelica, che la teologia di San Tommaso riprende e fa propria. Il Dio crepuscolare di Burroughs è la traduzione allegorica delle teorie del matematico Alfred Korzybski: «…la proposizione in termini di o-o è purtroppo uno dei grandi errori del pensiero occidentale. Vi ricorderete di Korzybski e della sua idea di una logica non aristotelica. Il pensiero in termini di o-o non è un pensiero accurato. Non è questo il modo in cui accadono le cose, e io penso che il costrutto aristotelico sia una delle massime pastoie della civiltà occidentale».

Nella Rivoluzione elettronica Burroughs preconizza la definitiva soppressione di ogni relazione d’identità mediante l’abolizione del verbo essere: «La parola ESSERE in inglese contiene, come un virus, il suo precodificato messaggio di distruzione, l’imperativo categorico di condizione permanente. Essere un corpo, non essere niente altro, restare un corpo. Se vedete la relazione dell’io con il corpo come la relazione di un pilota con la nave, vedete in pieno la forza devastante del comando della mente reattiva di essere un corpo…». Burroughs ipotizza che l’identità sia stata imposta all’uomo artificialmente e si mantenga nelle sue strutture mentali come una malattia contagiosa, che si trasmette ereditariamente. Definisce l’È dell’identità come «il meccanismo virale archetipo», che mantiene gli individui in una serie di situazioni restrittive e cerca solo di perpetuarsi mediante la riproduzione e la moltiplicazione monadica di sé stesso.

Crediti
 Gérard-Georges Lemaire
 William Burroughs: una biografia
 SchieleArt •  Portrait of a Woman • 1911

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