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Il nostro sognatore, nel suo continuo rimuginare, giunge alla considerazione che la vita è indifferente, per cui non si può parteggiare né per il bene né per il male: se tutto ciò che accade non rientra in qualche disegno e non tende a uno scopo preciso, non vale la pena di appassionarsi a niente, tutto è caos e tutto è noia. Il ‘senso‘ dell’esistenza possiamo cercarlo solo in fondo a noi stessi, è lì il nostro “orizzonte di senso”, non all’esterno.
Effettivamente l’uomo al cospetto dell’immensità del cosmo in cui è calato sa di non rappresentare che un punto, un nulla; ma è proprio questa consapevolezza, questa coscienza di sé che lo riscatta: in quel puntino da niente, il caos si fa coscienza, soffre, pone domande, è lì che l’universo sa di esistere.
Ma l’uomo del sottosuolo è in grado di vivere come una conquista questa presa di coscienza? Abbiamo visto che, sentendosi escluso da una collettività nei cui confronti egli rappresenta il diverso, viene come risucchiato nelle sue profondità, costretto a interrogarsi e a confrontarsi coi propri demoni.
Il confronto con la realtà, nei suoi aspetti più consueti – l’amore, il lavoro, le relazioni umane – gli fa paura. Il nostro protagonista prova un penoso senso di inadeguatezza dinanzi a impegni del genere, che in effetti possono rappresentare una specie di cartina di tornasole che rivela le qualità del nostro sviluppo psicologico. Costretto a fare i conti con questa inadeguatezza di fondo che non gli consente di battersi ad armi pari su un terreno che sente ostile e insidioso, l’uomo del sottosuolo devia verso il solo mondo con cui abbia qualche dimestichezza: il suo mondo interiore.
In realtà questo senso di totale inadeguatezza è un’esperienza che ogni essere umano ha attraversato almeno una volta nella propria vita: in generale, nell’adolescenza. È questa l’età in cui non si è ancora raggiunta la consapevolezza di una propria identità e un equilibrato rapporto con ciò che è “altro da sé”: la realtà con cui si è costretti a confrontarsi, con le sue logiche e i suoi imperativi, incute paura, e l’adolescente si barrica nel mondo interiore delle sue fantasie e dei suoi sogni. Essere adolescenti, infatti, per molti significa o ha significato sentirsi travolgere da una realtà che, mentre ci fagocita, ci priva di qualsiasi diritto, misconoscendo le necessità vitali di un’età così inquieta e vulnerabile. L’unico modo di fronteggiare ciò che per molti versi appare incomprensibile e insormontabile, è ricercare delle risorse interne, dei soccorsi che provengano dalla ricchezza fantasmagorica del nostro mondo psichico.

Crediti
 • Aldo Carotenuto •
 • I Sotterranei dell'anima •
 • Pinterest •   •  •

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