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Nella fabbrica industriale il lavoro, prevalentemente manuale, assorbiva tutte le energie fisiche del lavoratore, era sottoposto a controlli severi da parte dei capi ed era nettamente separato dal tempo libero. Nella sua autobiografia Henry Ford scrive:

Quando lavoriamo dobbiamo lavorare. Quando giochiamo dobbiamo giocare… Quando il lavoro è finito, allora può venire il gioco, ma non prima.

Nella società postindustriale i due terzi dei lavoratori, come abbiamo visto, svolgono attività di tipo intellettuale, spesso creativo. In molte di queste attività la quantità e la qualità del prodotto non dipendono dal controllo esercitato sul lavoratore ma dipendono dalla sua motivazione e dalla sua possibilità di operare in quella felice condizione che De Masi chiama provocatoriamente “ozio creativo“.

Non si tratta di pigrizia o disimpegno ma di quello stato di grazia, comune a molte attività intellettuali, che si determina quando le dimensioni fondamentali della nostra vita attiva – lavoro per produrre ricchezza, studio per produrre conoscenza, gioco per produrre benessere – si ibridano e si confondono consentendo l’atto e il prodotto creativo.

È lo stato d’animo che avverte l’artista quando realizza il suo capolavoro, il bambino quando costruisce il suo castello di sabbia, il manager quando guida il suo team verso una méta innovativa, lo scienziato quando conduce con metodo e tenacia le sue ricerche. Se si realizzano le condizioni dell’ozio creativo, il lavoratore non sa egli stesso cosa sta facendo, dimentica il tempo che passa, tende la corda della propria vita oltre ogni prevedibile resistenza. Artur Rubinstein, a chi lo incitava a riposare, rispondeva: “Riposarsi? Riposarsi di che? Io, quando voglio riposarmi, viaggio e suono il piano“. E Joseph Conrad diceva: “Come faccio a spiegare a mia moglie che, quando guardo dalla finestra, io sto lavorando?“.

Il concetto di “ozio creativo” ben si rispecchia nel pensiero Zen: “Chi è maestro dell’arte di vivere distingue poco fra il suo lavoro e il suo tempo libero, fra la sua mente e il suo corpo, la sua educazione e la sua religione. Con difficoltà sa cos’è che cosa. Persegue semplicemente la sua visione dell’eccellenza in qualunque cosa egli faccia, lasciando agli altri decidere se stia lavorando o giocando. Lui, pensa sempre di fare entrambe le cose insieme“.

Crediti
 • Domenico De Masi •
 • Ozio creativo •
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