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È un paradosso: ebrei e palestinesi provengono dallo stesso tronco e condividono molti profeti ma, la creazione dello Stato di Israele nel 1948 e il trasferimento dei palestinesi nei campi profughi, ha dato luogo ad un conflitto, impossibile da risolvere. Chi ha ragione? Per rispondere a questa domanda, occorre spostarsi nel tempo, andando a ritroso, nel lontano primo secolo d.C. quando sbarcò in quelle terre un generale romano di nome Tito Vespasiano.

Un conflitto seminato 2000 anni fa da un generale romano…

L’Arco di Tito situato tra le rovine del Foro Romano è un monumento costruito intorno all’anno 80 d.C. per commemorare le vittorie di Tito Vespasiano. Questo giovane soldato, nel 66 d.C. fu inviato in Giudea per sedare una rivolta, e una volta sedata – comportando, tra l’altro, la distruzione del Tempio di Gerusalemme, di cui rimase in piede solo una parete che è ora chiamato il Muro del Pianto – costrinse il popolo ebraico a disperdersi, in pratica, furono esiliati da quelle terre.

Secondo la leggenda, nessun ebreo passa sotto l’Arco di Tito; quel monumento rappresenta per loro l’inizio della Diaspora, il momento in cui sono stati espulsi dalla loro terra, venduti come schiavi, e condannati a errare nei secoli. Quella Diaspora si concluse nel 1948, con la fondazione dello Stato di Israele; ma non per questo, la ferita si è mai rimarginata. Per molti, Tito è la causa di tutti i problemi del Medio Oriente, anche se morì nell’ottantuno d.C. perché magari, se Israele non fosse stata distrutta, il popolo ebraico continuerebbe a vivere nella loro terra promessa e forse, conviverebbe pacificamente con i palestinesi; i quali, hanno lo stesso diritto di abitare in quelle terre, dal momento che vi erano insediati prima degli stessi ebrei. Va anche detto però, che Tito ha fatto sì, che il popolo ebraico sviluppasse, come nessun altro, una forza straordinaria, per sopravvivere alle difficoltà in mezzo ad altri popoli. Del resto, com’è possibile che 2000 anni dopo la sua espulsione, questo piccolo paese che non arriva a quindici milioni di persone in tutto il mondo, abbia una presenza così importante nella politica, nella cultura, nella scienza e, naturalmente, nell’economia?

Il 39% dei premi Nobel in economia, sono andati a ebrei come: Paul Samuelson, Milton Friedman, Gary Becker, Lawrence Klein, Marco Modigliani, Robert Merton, Joseph Stiglitz, Daniel Kahneman, e l’ultimo, Paul Krugman; per non parlare poi, degli scienziati come Einstein, ricercatori, biologi, artisti e nonché filosofi come Husserl.
Dove risiede la sua forza? Si può azzardare dicendo che sia una sorta di selezione naturale, dovuta al dover sopravvivere in mezzo a espulsioni e prigionie varie, dalla Babilonia alla Giudea passando per l’Egitto, svilupparono nel tempo, alcune capacità più di altre: l’istinto per gli affari e per i soldi (erano gli esattori delle tasse nel Medioevo), introspezione psicologica (Freud, come Giuseppe, figlio di Giacobbe, si guadagnava la vita interpretando i sogni), facilità con i numeri…

Nelle loro gesta, gli ebrei si mischiarono con altri popoli e, da questo cocktail, acquisirono più qualità e vantaggi. Secondo la legge mosaica, qualunque persona di madre ebrea continua a essere ebrea, indipendentemente dal padre. La vicinanza e in alcuni casi la mescolanza di ebrei con tedeschi o europei slavi hanno dato all’ebreo ashkenazi, una migliore posizione e più prosperità, secondo quella che è la scala sociale, ed è pur vero che sono la maggioranza. Gli Ashkenazi svilupparono un dialetto, “Yiddish”, che è un misto di ebraico antico con il tedesco. Molti ebrei Ashkenazi tendono ad avere caratteristiche caucasiche come gli occhi e la pelle chiari e persino i capelli biondi, come si è visto in molti attori di Hollywood, Paul Newman, tanto per citarne uno. Questo per dire, che gli ebrei unirono le qualità dei tedeschi: perseveranza, laboriosità, creatività e filosofia, con quelle che erano le loro competenze in molti settori. Destino diverso invece per l’ebreo Falasha mescolato con gli etiopi, che è oggi emarginato come classe sociale e occupa il livello più basso nella stessa Israele.

I contributi degli ebrei alla cultura o alla scienza sono antichi: il filosofo Filone di Alessandria, i settanta saggi che hanno scritto e tradotto la Bibbia per l’esuberante biblioteca di Alessandria, lo storico militare Flavio, il filosofo Maimonide, e, naturalmente, Gesù; ma è soprattutto nel XIX secolo, che irrompono potentemente nella storia, man mano che ottengono più libertà, e iniziano a pianificare seriamente, la creazione di uno stato per loro stessi. La prosperità degli ebrei grazie alla loro reputazione di abili commercianti, permise a questa comunità, di finanziare nel ventesimo secolo, il ritorno alla terra promessa a milioni di ebrei. Chissà, forse se avessero intrapreso questa singolare avventura tre o quattro secoli prima, quando i confini del mondo erano ancora sconosciuti, magari oggi non sarebbero in lotta con gli arabi; ma questa è solo un’ipotesi.

Da cinquanta anni non c’è più posto sul pianeta, dove si possano fare esperimenti di questa portata, che ha aperto una ferita in quella zona, e che non si chiuderà a breve termine, e che da allora, sta profondamente influenzando le economie mondiali.
La chiusura del Canale di Suez nel 1956 da parte del Presidente egiziano Nasser, fu la risposta alla nascita dello Stato d’Israele, e ha dato luogo a una crisi economica e politica di grande entità. La crisi petrolifera del 1972, che avvenne dopo il successo della campagna dei generali ebraici contro i suoi nemici arabi, fu dovuta alla vendetta dei paesi produttori di petrolio che hanno alzato il prezzo del barile di petrolio al mondo intero da quattro a12 dollari.

E inoltre, la nascita dello Stato d’Israele nel 1948 non fu solo la causa di una prodigiosa instabilità geopolitica in Medio Oriente, ma anche del terrorismo islamico a livello e influenza mondiale; infatti, come molti arabi non perdonarono a Israele lo spostamento dei palestinesi, così, non perdonarono agli occidentali di guardare altrove. Di fatti, non si parla molto del terrorismo di stampo israeliano chiamato Irgun, Stern e Haganah – che poi, con lo stesso stile che ora utilizzano i terroristi palestinesi contro la stessa Israele – negli anni quaranta, scatenarono un’ondata di attentati e omicidi per costringere gli inglesi a riconoscere il loro stato. Fino allora, la Palestina esisteva nelle mappe del mondo, anche come un protettorato britannico, e i palestinesi, come afferma la stessa Bibbia, vivevano lì prima degli ebrei. L’arrivo degli ebrei nella Terra Promessa era avvenuto migliaia di anni fa con Mosè, che aveva il compito di portarli lì dall’Egitto. E nelle Sacre Scritture si legge che gli ebrei dovettero combattere i Cananei, Moabiti e Gabaoniti, che vivevano in quelle terre, cercando di sterminarli, per stabilirsi lì e fondare la loro nuova dimora.
Dice l’Esodo: “Io manderò davanti a te il mio terrore, e metterò in rotta ogni popolo presso il quale arriverai, e farò voltar le spalle dinanzi a te a tutti i tuoi nemici. E manderò davanti a te i calabroni, che scacceranno gli Hivvei, i Cananei e gli Hittei dal tuo cospetto. Non li scaccerò dal tuo cospetto in un anno, affinché il paese non diventi un deserto, e le bestie dei’ campi non si moltiplichino contro di te. Li scaccerò a poco a poco, finché tu cresca di numero e possa prender possesso del paese. E fisserò i tuoi confini dal mar Rosso al mar de’ Filistei, e dal deserto sino al fiume; poiché io ti darò nelle mani gli abitanti del paese; e tu li scaccerai d’innanzi a te. Non farai alleanza di sorta con loro, né coi loro dèi. Non dovranno abitare nel tuo paese, perché non t’inducano a peccare contro di me: tu serviresti i loro dèi, e questo sarebbe un laccio.” — Esodo 23, 27

La storia degli arabi fin dai tempi antichi è anche prolifica, in tutti i settori della conoscenza, molto più di quella ebraica. Insieme a Bisanzio e ai monasteri medievali cristiani, gli arabi hanno conservato parte della saggezza greco-latina attraverso la Casa della Sapienza di Baghdad, salvaguardando i testi perduti dei filosofi e degli uomini di scienza greca e romana. Come sappiamo, quella araba, era una potente civiltà, la cui espansione aveva raggiunto i Pirenei e Vienna; ma una volta che l’Impero Ottomano crollò, all’inizio del XX secolo, gli arabi, come popolo, si mantennero a un livello di sviluppo discutibile, restando a galla con l’aiuto del petrolio.
Gli ebrei invece, riuscirono a trasformare il loro giovane paese in una seria potenza economica, grazie all’aiuto degli ebrei di tutto il mondo, soprattutto dagli Stati Uniti, e agli indennizzi tedeschi della Seconda Guerra Mondiale; ma hanno contribuito molto anche loro stessi, infatti, Israele è oggi un paese che ha sviluppato tecniche di coltivazione più innovative, ed è noto, soprattutto, per la sua industria tecnologica e spaziale.
Più di settanta aziende israeliane sono quotate al Nasdaq, l’indice delle società tecnologiche degli Stati Uniti. Il reddito pro capite nel 2006 è stato di $ 17.380, il più alto dopo il Kuwait. Ha la più alta aspettativa di vita nella zona (80 anni), e il maggior consumo energetico. E gli arabi? Anche se molti di questi paesi sono appesi sulle cime dell’abbondanza e pieni di petrolio, non si può dire che si siano distinti per i loro prodotti ad alto valore aggiunto.

Il giorno in cui finirà il petrolio, gli arabi, rimarranno solo con i cammelli? Per anni, l’Arabia Saudita, l’Iran e l’Iraq hanno destinato somme astronomiche di denaro per aiutare i loro fratelli musulmani (compreso il finanziamento del terrorismo), in particolare ai palestinesi, ma i risultati sono davvero molto tristi, e la prova è che molti palestinesi sopravvivono grazie ai loro posti di lavoro in Israele, ed hanno comunque il diritto legittimo, di recuperare la terra, che fino a sessant’ anni fa si chiamava Palestina. Cosa questa, che l’opinione mondiale disconosce, ossia che loro, secondo il diritto internazionale, avrebbero più diritto a quelle terre, in quanto, ci abitavano prima degli Israeliti.

Abbiamo qui, un problema causato da Tito, ed è improbabile che possa essere risolto nei prossimi decenni. Perché nessuno può pensare che la soluzione sia nel chiedere agli ebrei di uscire da lì, ma non è neanche la soluzione lasciare che i palestinesi sopravvivano nei campi profughi, in quella che è la loro terra, in alcuni piccoli appezzamenti chiamati Cisgiordania e Gaza, dove non hanno nemmeno uno Stato; per incredibile che sia, la Palestina non esiste ancora come nazione, ma solo un conato di paese, dove l’acqua è controllata dagli ebrei. Basta girare intorno ai territori palestinesi per vedere che vivono in livello di sussistenza o di povertà.

Gran parte di questa situazione è dovuta al fatto, che il grande alleato di Israele sono gli Stati Uniti, e ogni volta che si vota nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, questi, impediscono qualsiasi azione contro il governo israeliano e la sua politica anti-palestinese.
Comunque, è anche curioso il fatto, che gli ebrei, pur avendo nelle loro mani i mass media più influenti del pianeta, come il New York Times e l’industria cinematografica di Hollywood, non siano riusciti a convincere l’opinione pubblica, che la loro causa è la più giusta. Basta dare uno sguardo ai media europei in questi giorni per vedere che, sia a destra sia a sinistra, la maggior parte è contro l’invasione dei territori palestinesi. La maggior parte della popolazione pensa che Israele stia abusando del suo potere e agisce con il terrore, usando bombe al fosforo, punendo perfidamente la popolazione civile, attentando contro gli edifici delle Nazioni Unite e persino contro i giornalisti. Forse vince questa guerra, ma per ora ha perso la battaglia dell’opinione pubblica. Almeno in Europa.
Nelle guerre precedenti, l’efficienza e la velocità dei loro eserciti hanno lasciato il mondo senza parole. Adesso non combattono contro altri eserciti regolari ma contro i guerriglieri che si nascondono nelle case civili, forse perché non hanno un altro posto per farlo, e quando quelle forze israeliane bombardano quelle case e appaiono bambini morti, come sta accadendo ora che un terzo dei morti sono bambini, l’opinione pubblica s’infuria contro Israele, tra cui gran parte degli ebrei nordamericani.

Come risolvere questo problema? Nessuno ha la risposta, ma le conseguenze del conflitto tra ebrei e arabi sono andate ben oltre il Mar Morto: gli attacchi alle Torri Gemelle, di Madrid e Londra sono le macerie di un fronte di battaglia nel quale su un lato ci sono gli arabi, e nell’altro ci sono gli occidentali e gli ebrei.

Ed ecco il paradosso, gli ebrei e gli arabi provenendo dallo stesso tronco semita, dovrebbero stare dalla stessa parte, secondo la teoria dello Scontro di Civiltà di Huntington. L’Antico Testamento spiega che gli arabi discendono da Ismaele, che era il figlio ebreo di Abramo e della sua schiava egiziana. L’Islam è “un’eresia del giudaismo“, come disse il professore Jesus Mosterín. I nomi arabi sono derivati ​​da un gentilizio comune con gli ebrei, come Ibrahim (da Abramo), Harun (da Aronne), Ishaq (da Isacco), Isa (da Gesù)… E se qualcuno ha dei dubbi, che consulti il Corano. Adamo, Noè, Abramo, Mosè, Gesù di Nazareth e Giovanni Battista sono niente di meno che profeti islamici.

Da un punto di vista genealogico, ebrei e musulmani hanno più somiglianze tra loro, rispetto gli europei, in quanto, quest’ ultimi, hanno una tradizione greco-latina di divinità e credenze politeiste, anche se poi è stata sostituita dal cristianesimo, ma non ha una origine semitica. E inoltre, altra cosa in comune, tra arabi ed ebrei, Gerusalemme, città santa per i due popoli. Forse si dovrebbe cominciare da lì per risolvere il conflitto, cioè, mettere sul tavolo tutte le cose che entrambi i popoli hanno in comune e che dovrebbero e potrebbero portarli all’armonia.

Crediti
 • Carlos Salas •
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 • Sergio Parilli •
 • Anna Maria T. •

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