Dead City III (City on the Blue River)
Evidentemente la mia convinzione che per due settimane non valga la pena di soffrire o abbandonarsi ad alcuna sensazione, ha avuto la meglio sulla mia natura e forse dirige tutti i miei sentimenti. Ma è proprio vero? È forse vero che la mia natura è stata sbaragliata del tutto? Se in questo momento mi torturassero, probabilmente urlerei e non penserei che non valga la pena di gridare e sentire dolore perché mi sono rimaste solo due settimane da vivere.
L‘idea che non valga la pena vivere per qualche settimana ha incominciato a dominarmi penso un mese fa, quando mi rimanevano da vivere ancora quattro settimane, ma ha preso ad ossessionarmi solo tre giorni fa, la sera del mio ritorno da Pavlovsk. La prima comparsa immediata, precisa di un tale pensiero si è verificata sulla terrazza del principe, proprio nel momento in cui mi è venuto in mente di fare l’ultima prova di vita, volevo vedere la gente e gli alberi. Ero molto infervorato, insistevo sui diritti di Burdovskij, il mio prossimo, e sognavo che tutti avrebbero aperto le braccia per accogliermi e chiedermi perdono, come io avrei fatto con loro, insomma ho terminato come un perfetto imbecille. In quelle ore è scoppiata in me la scintilla dell’ultima convinzione. Mi meravigliavo di come avessi potuto vivere sei mesi interi senza questa convinzione!
Sapevo per certo di avere la tisi e di essere incurabile, non tentavo di ingannare me stesso ed ero consapevole della mia situazione. Ma più ero consapevole della mia situazione, più acuto si faceva il mio desiderio di vivere, mi aggrappavo alla vita e desideravo vivere ad ogni costo. Ammetto di essermi adirato contro il destino perfido e impietoso che aveva disposto di schiacciarmi come una mosca, ovviamente senza uno scopo; perché allora non mi sono limitato a questa ira?
Perché invece ho cominciato a vivere, sapendo di non avere nulla da incominciare, a provare sapendo che non c’era nulla da provare? Nel frattempo avevo anche smesso di leggere libri: a che serviva leggere, imparare per soli sei mesi? Più di una volta a questo pensiero ho abbandonato il libro che stavo leggendo.
Non capivo, per esempio, come le persone che hanno tanta vita dinanzi a sé non sappiano diventare ricche (peraltro non lo capisco neanche adesso). Conoscevo un mendicante del quale mi hanno poi riferito che è morto di inedia, mi ricordo ancora come la notizia mi mandò in bestia: se avessi potuto riportare in vita quel mendicante, lo avrei punito. A volte le mie condizioni miglioravano per intere settimane ed ero in grado di uscire; ma la strada mi faceva adirare così tanto che mi rinchiudevo in casa per giorni interi pur potendo uscire come tutti gli altri.
Non potevo sopportare le persone che mi passavano accanto sul marciapiede trafelate, affaccendate, eternamente preoccupate, accigliate, inquiete. A che pro la loro eterna sofferenza, a che pro tanti affanni e preoccupazioni, e infine a che pro la loro accigliata cattiveria (perché sono cattivi, cattivi, cattivi)?
Di chi è la colpa della loro incapacità di vivere, della loro infelicità nonostante li attendano circa sessant’anni di vita ciascuno?
Non ho mai provato pietà per questi poveri sciocchi, né la proverò mai, lo dico a testa alta! Perché non è un Rotschild anche lui? Di chi è la colpa se lui non ha i milioni come Rotschild, se non ha montagne di monete d’oro, montagne alte come a carnevale nei baracconi? Se ha la vita dinanzi a sé, è tutto in suo potere! Di chi è la colpa se lui stesso non si rende conto di questo?
O, adesso non me ne importa più niente, adesso non mi adiro più, ma allora, allora, ripeto, di notte mordevo letteralmente il cuscino e laceravo le coperte per la rabbia. Oh, come sognavo allora, come desideravo, agognavo che mi cacciassero per la strada a diciotto anni, coperto a mala pena e mi lasciassero completamente solo, senza una casa, senza un lavoro, senza un pezzo di pane, senza parenti, senza un solo conoscente in una città enorme, affamato, picchiato (tanto meglio!), ma sano, sano, allora avrei dimostrato…

Crediti
 • Fëdor Dostoevskij •
 • L'idiota •
 • SchieleArt •  Dead City III (City on the Blue River) • 1911 •

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