Parte della psiche

L’inconscio è qualcosa che noi realmente non conosciamo, ma di cui siamo obbligati a prendere atto perché spinti da deduzioni irrefutabili. Nell’inconscio i processi psichici non sono affatto identici a quelli noti nella vita psichica conscia, ma godono di certe libertà che a questi ultimi sono negate. Chiamiamo inconscio dunque, un processo psichico di cui dobbiamo supporre l’esistenza – per esempio, perché la deduciamo dai suoi effetti – ma del quale non sappiamo nulla; come oltre l’individuo esiste una società, così oltre la nostra psiche personale esiste una psiche collettiva, l’inconscio collettivo, che cela parimenti in sé grandi attrattive. L’inconscio collettivo è una parte della psiche che si può distinguere in negativo dall’inconscio personale per il fatto che non deve, come questo, la sua esistenza all’esperienza personale e non è perciò un’acquisizione personale. L’inconscio personale consiste soprattutto in complessi; il contenuto dell’inconscio collettivo, invece, è formato essenzialmente da archetipi.
Il concetto di archetipo, che è un indispensabile correlato dell’idea di inconscio collettivo, indica l’esistenza nella psiche di forme determinate che sembrano essere presenti sempre e dovunque. Le razze, esistono in quanto esseri umani nascono con attitudini ereditarie diverse e trasmettono ai loro eredi queste attitudini, che diventano filosofia, comportamento, modo di intendere la vita, la passione e il prossimo, e che di fronte a ogni situazione reagisce secondo la memoria ereditaria inconscia. Tutto ciò che nell’uomo è originario, dunque, e perciò genuino, agisce come le forze della natura, in modo inconscio; ciò che è passato attraverso la coscienza è, appunto perciò, diventato una rappresentazione. Il mito, che è il fondamento della vita, lo schema senza tempo, la formula secondo cui la vita si esprime quando fugge al di fuori dell’inconscio.

Crediti
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  • S. Freud, C. Jung, E. Flaiano, A. Schopenhauer, T. Mann •
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