Aela Labbé

Dalla tua poltrona dominavi il mondo. Solo il tuo punto di vista era giusto. Tu eri per me misura delle cose. Ai miei occhi assumevi l’aspetto enigmatico dei tiranni, la cui Legge si fonda sulla loro persona, non sul pensiero.

Frank Kafka

L’Edipo non potrà tenere indefinitamente il cartellone di una società in cui sempre di più si perde il senso della tragedia.

Jacques Lacan

Negli anni cinquanta Lacan, pose l’attenzione su uno dei punti fondamentali della teoria freudiana, quello riguardante il complesso di Edipo, intuendone il suo declino. Verso la fine di quegli anni, infatti, la società, con il nuovo benessere economico sopraggiunto, stava avviandosi verso il cambiamento, che influenzò anche il modo di rapportarsi, a cominciare dal nucleo famigliare. Agli inizi degli anni settanta poi, con il referendum in cui furono emanate le leggi sul divorzio e in seguito sull’aborto, si finì per dare il colpo di grazia alla tipica famiglia patriarcale, già man mano più instabile, e a venir meno, quella che era la figura saliente, su cui lo stesso sistema si reggeva: il Padre.

 ⋯ Ecco dunque che l’Edipo, mito su cui Freud aveva costruito la sua teoria, non può più tenere il cartellone di una società, laddove il Padre che era Legge, perde la sua forza, e viene meno così, anche il senso stesso della tragedia, lasciando il posto vacante nell’insensibilità con cui ci si fa portare dagli eventi, senza rendersi conto di ciò che questo comporta: l’indifferenziato e l’indistinto alle porte, il tutto arenatosi poi, nel nichilismo odierno. Eh sì, perché è la nostra identità a essere in gioco, poiché la funzione dell’Edipo nella teoria freudiana, è quella del Padre che impedisce il godimento del figlio nei confronti della Madre, riguardo la simbiosi, per consentire a questi, di uscire dalla dimensione di figlio e avviarsi alla costruzione di una propria identità con cui inserirsi nel mondo, nella società e nelle relazioni. Ecco dunque, che: “Del Padre si può farne a meno a condizione di servirsene”. Non si tratta certo qui, del Padre in senso fisico, padrone assoluto e autoritario, ma del Padre come forma simbolica per cui, anche se più difficile, potrebbe essere la stessa Madre, poiché non è una questione personale o di genere, ma di presenza reale e di forza.

 ⋯ Necessaria e vitale, è dunque questa forma simbolica, che muove di là da ogni tipologia di famiglia o di genere sessuale, e che metaforicamente parlando, taglia quel cordone ombelicale tra il bambino e la madre. E non è una divisione come si potrebbe pensare, ma un’unione reale, che nel rapporto simbiotico non può esserci, poiché ogni identità è annullata a favore di un desiderio fantasmagorico, senza considerare poi, che questo modo di relazionarsi, finisce per inficiare ogni relazione a venire, in quanto, non si può non mancare con l’altro, laddove si è mancati a se stessi.

La vera funzione del Padre è quella di unire, [ecco l’elemento simbolico] e non di opporre un desiderio con la Legge.

 ⋯ L’opposizione al desiderio del figlio con la Legge è tipica del padre padrone tradizionale, il quale, non avendo risolto il “proprio” desiderio e relativa mancanza, prodotta dallo stesso impedimento, da cui poi il desiderio inizia a scaturire, coinvolge il figlio a sua volta – com’è stato fatto con lui – in questo processo, imponendogli quello che viene percepito, come “suo” desiderio, cosa che del resto fa anche la madre in altri modi.

Ecco che, per uscire da questo circolo senza fine, è indispensabile trovare quel Padre simbolico al di fuori di quello che è, il legame di sangue, se si vuole recuperare una propria integrità ed essere finalmente Soggetti in grado di amare, e non oggetti del cosiddetto amore altrui andato a male, vittime queste di un desiderio insoddisfatto, e che non potrà mai in questo modo, trovarvi soddisfazione.

Crediti
 • Anna Maria Tocchetto •
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