Egon Schiele ⋯ Woman with two children
Per diventare partecipi della pace di Dio (ossia perché sorga la coscienza migliore) bisogna che l’uomo, quest’essere caduco, finito, nullo, sia qualcosa di totalmente diverso, che non sia più nient’affatto uomo, ma che divenga consapevole di sé come qualcosa di totalmente diverso. In quanto vive, in quanto è uomo, non è soltanto consegnato al peccato e alla morte, ma anche all’illusione, e quest’illusione è reale quanto la vita, il mondo stesso dei sensi, anzi è tutt’uno con essi (la Maya degli Indiani) : su di essa si fondano tutti i nostri desideri e brame, che a loro volta non sono che l’espressione della vita come la vita non è che l’espressione dell’illusione; in quanto viviamo, vogliamo vivere, siamo uomini, l’illusione è verità, solo in relazione alla coscienza migliore è illusione. Per trovare quiete, felicità, pace, bisogna rinunciare all’illusione, e per far questo bisogna rinunciare alla vita. È questo il grave passo, il compito irresolubile nella vita e solubile soltanto con l’aiuto della morte – che in sé non dissolve l’illusione ma solo la sua apparenza, il corpo; la santificazione.
Il male di cui soffriamo nella vita (privazione e dolore) ci dà, tutte le volte che ci assale, una conoscenza momentanea di cosa sia la vita (ossia peccato e morte come apparenze dell’illusione), scuote l’illusione, in modo più lieve o più grave, secondo quanto vi siamo profondamente immersi. In un paese di cuccagna si potrebbe anche essere solo dei perdigiorno, ossia rimarremmo immersi nell’illusione; per dileguare, essa deve ricevere una scossa dall’esterno, preannunci, preludi della morte, che è la più grande scossa per l’illusione, ma in sé ancora non la dissolve: la morte non è la santificazione ma dà solo la possibilità della santificazione. Come, infatti, con la vita è posta immancabilmente l’illusione, così anche con l’illusione è posta la vita. E chi persevera nel voler vivere vivrà, anche se questo corpo muore: in quanto infatti vi è l’illusione, anche la sua apparenza non può mancare.

Crediti
 • Arthur Schopenhauer •
 • SchieleArt • De Agostini Woman with two children • 1914 •

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