Pensaci, Giacomino! Pensaci!
Ah, povero Ninì mio… ah che sciagura, Ninì mio, che rovina! E che sarà della tua mamma ora? e che sarà di te, Ninì mio, con una mammina come la tua, inesperta, senza guida… Ah, che baratro!
Solleva il capo, e, guardando tra le lagrime Giacomino:
– Piango, – dice, – perché mio è il rimorso; io t’ho protetto, io t’ho accolto in casa, io le ho parlato sempre tanto bene di te, io… io le ho tolto ogni scrupolo d’amarti… e ora che ella ti amava sicura… madre di questo piccino… tu…
S’interrompe e, fiero, risoluto, convulso:
– Bada, Giacomino! – dice. – Io son capace di presentarmi con questo piccino per mano in casa della tua fidanzata!
Giacomino, che suda freddo, pur su la brace ardente, nel sentirlo parlare e piangere così, a questa minaccia giunge le mani, gli si fa innanzi e scongiura:
– Professore, professore, ma lei vuol dunque proprio coprirsi di ridicolo?
– Di ridicolo? – grida il professore. – E che vuoi che me n’importi, quando vedo la rovina d’una
povera donna, la rovina tua, la rovina d’una creatura innocente? Vieni, vieni, andiamo, su via, Ninì, andiamo!
Giacomino gli si para davanti:
– Professore, lei non lo farà!
– Io lo farò! – gli grida con viso fermo il professor Toti. – E per impedirti il matrimonio son anche capace di farti cacciare dalla Banca! Ti do tre giorni di tempo.
E, voltandosi su la soglia, col piccino per mano:
– Pensaci, Giacomino! Pensaci!

Crediti
 Luigi Pirandello
 SchieleArt •   • 




Quotes per Luigi Pirandello

Indossiamo maschere che ospitano questi ruoli sociali fissi, e in questo modo noi esistiamo intrappolati nel nostro gioco. L'unico modo per comprendere la nostra realtà complessa, quindi, è quello di riconoscere e mettere in discussione il significato degli elementi teatrali che hanno costruito questo gioco - il nostro centro narrativo sociale.

Non ci si bada, ma tutti disperdiamo ogni giorno o soffochiamo in noi il rigoglio di chi sa quanti germi di vita, possibilità che sono in noi, obbligati a continue rinunzie, a menzogne, a ipocrisie.

Di ciò che posso essere io per me, non solo non potete saper nulla voi, ma nulla neppure io stesso.

Basta che lei si metta a gridare in faccia a tutti la verità. Nessuno ci crede, e tutti la prendono per pazza.

E dimentichiamo spesso e volentieri di essere atomi infinitesimali per rispettarci e ammirarci a vicenda, e siamo capaci di azzuffarci per un pezzettino di terra o di dolerci di certe cose, che, ove fossimo veramente compenetrati di quello che siamo, dovrebbero parerci miserie incalcolabili.