Pensando nella decostruzione di Derrida
La decostruzione, un nodo al margine.
In un certo senso decostruire è costruire nuovamente; ma la decostruzione è un processo, un processo che dal punto di vista epistemologico va all’indietro. La lettura com’è conosciuta è una lettura lineare e questa ha i suoi indicatori agli effetti dell’interpretazione inserita nel contesto o metatestualizzata. La decostruzione derridiana ha una forte base fenomenologica, ricordando che Derrida è stato il traduttore di Husserl. È in Gramatologic – uno dei primi testi forti di Derrida – che l’argomento della decostruzione, è spiegato meglio e dove sono esposti i suoi principi.
Tutta la filosofia moderna lavora su base del fondamento della filosofia postmoderna. Il fondamento filosofico è che i diversi sistemi filosofici hanno posto i suoi corpus teorici su un forte nocciolo che è praticamente lo stesso in tutte le tradizioni. La differenza sarebbe come affrontare questo nocciolo. I sistemi filosofici che si studiano sono come disposti su strati di cipolla che appaiono o si sovrappongono nello stesso nocciolo. Di conseguenza il lavoro della decostruzione non è un lavoro gettato nel carattere lineare del sintagma ma è – come diceva Husserl quando spiegava l’epojé – una messa tra parentesi. È come dire, io sono o mi trovo in questo testo, proviamo a disambiguare questo, andiamo al margine. Facciamo una parentesi, un’epojé.
In questa misura tutto ciò è il fondamento della decostruzione, con quanto è messo tra parentesi: ciò che si fa è mettere tra parentesi i vari strati della cipolla e si prova a disambiguarlo per lasciare l’inizio allo scoperto. Il lavoro completo è di metterlo in crisi quando si mettono le parentesi.
Derrida dirà che la decostruzione è uno scrivere al margine. C’è allora un gioco fenomenico tra il margine che prova ad appoggiarsi al senso di ciò che è lì e il togliere il senso in movimento. Non è una cosa che dice che è così e dove tutti devono apprendere la stessa cosa: la decostruzione è una costruzione e non con aggiunte ma di estratti.
Allora, la decostruzione è il metodo che si avvale del confronto tra testi, anche molto lontano tra di loro, per esplicitare le infinite possibilità di significato e di interpretazione e ha a che vedere con il costruire in un altro modo, non mettendo strati ma disarticolando quelle che ci sono: è come se si fosse arrivati al limite dello strato possibile e ciò che resta è di staccare le pelli alla cipolla.

Crediti
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