La meditazione ha perso tutta la dignità della sua forma, si sono ridicolizzati il cerimoniale e gli atteggiamenti solenni dei pensatori e non si tollererebbe più un uomo saggio d’antico stile.
Pensiamo troppo rapidamente e strada facendo, mentre camminiamo, mentre attendiamo a negozi d’ogni genere, anche quando meditiamo su quanto c’è di più serio; abbisogniamo di poca preparazione, perfino di poco silenzio – è come se portassimo in giro nella testa una macchina dall’inarrestabile rullio, che neppure nelle condizioni più sfavorevoli cessa di lavorare.
Un tempo lo si vedeva subito che uno voleva pensare – era l’eccezione! –, che voleva diventar più saggio e si preparava a pensare: si atteggiava il viso come per una preghiera e si tratteneva il passo: si stava per ore sulla strada, in silenzio, quando il pensiero «veniva» – su una o anche su due gambe.
Così voleva «la dignità della cosa»!
La Gaia Scienza
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— Questi conosce gli uomini: perché dunque li studia? Egli non vuole ottenere su di essi dei piccoli vantaggi, e neanche dei grandi, — è un uomo politico!... Quegli conosce pure gli uomini; e voi dite che non vuol trarne niente per sé stesso; è, come voi dite, un grande «impersonale». Guardate più da vicino. Forse egli vuole un vantaggio ancor peggiore: sentirsi superiore agli uomini, aver il diritto di guardarli dall'alto, non confondersi più con essi. Codesto «impersonale» disprezza gli uomini: e il primo è della specie più umana, quel che possa farne credere l'apparenza. Egli almeno si pone da eguale, egli si pone nel mezzo...
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