Penso, dunque faccio discrepanze
A cosa serve parlare? Perché scrivere? Parlare pone dei limiti al proprio linguaggio per quanto riguarda la descrizione dei concetti e pone anche dei limiti nei rapporti stabiliti a seconda se essi sono comunicanti o altro di un altro tipo. Ciò che consolida la comunicazione non è il dire o un primo dire, ma è l’ascolto e la sua risposta come risultato di una riflessione critica. Ogni volta, che al principio di uno scambio di vedute sopravviene l’esclusione dell’interlocutore, si compie un ulteriore passo indietro nel grande progetto di una fraterna umanità ed è così perché scartando il socializzare le diverse vedute, si scarta la possibilità d’intesa intellettuale. Il peggio del mondo comparativamente non è che la gente si svisceri con le bombe ma che non sappia, o meglio, non si voglia capire accettando di seguire la linea diversa di pensiero o dissenzienti. Penso, dunque esisto. Penso, dunque faccio discrepanze. Penso, quindi sono escluso. Penso, dunque rischio di farmi dei nemici. Ma solo pensando posso essere io e vivere.

 
Crediti
 • Jes Rhycard
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