Stefan Zsaitsits ⋯ White Socks
La sua anima piena di entusiasmo estatico agognava la libertà, lo spazio, la vastità. Su di lui ampia, sconfinata, si rovesciò la cupola celeste, colma di quiete stelle scintillanti. Dallo zenit fino all’orizzonte si biforcava la Via Lattea, ancora indistinta. Una notte fresca e tranquilla, fino quasi a essere immobile, avviluppava la terra. Le torri bianche e le cupole dorate della cattedrale rilucevano nel cielo di zaffiro. I fastosi fiori autunnali nelle aiuole attorno alla casa s’erano assopiti fino al mattino. Il silenzio della terra s’era come unito al silenzio del cielo, il mistero della terra sfiorava quello delle stelle… Alëša era fermo, in piedi, osservava, e all’improvviso, come di schianto, si prosternò a terra. Non sapeva perché la stesse abbracciando, non si dava ragione del perché volesse così irresistibilmente baciarla, baciarla tutta, ma la baciava, piangendo, singhiozzando e spargendo le sue lacrime, e frenetico giurava di amarla; di amarla nei secoli dei secoli. ‘Bagna la terra con le lacrime della tua gioia, e ama queste tue lacrime…’ risuonava nell’anima sua. Per cosa piangeva? Oh, nella sua estasi piangeva persino per quelle stelle che splendevano per lui dall’abisso, e “non provava vergogna per la sua frenesia.” Come se i fili provenienti da tutti questi innumerevoli mondi di Dio si fossero congiunti nella sua anima, ed essa tutta fremesse, “trovandosi a sfiorare altri mondi”. Avrebbe voluto perdonare tutti, e per tutto chiedere perdono, oh! Non per sé, ma per tutti, per tutto e per ogni cosa, e ‘per me saranno altri a domandare perdono,’ risuonò nuovamente nella sua anima. Ma a ogni istante che passava sentiva in modo chiaro e tangibile che qualcosa di certo e saldo come quella volta celeste gli stava scendendo nell’anima. Un’idea parve diffondersi nella sua mente, e questo era ormai per tutta la vita, e per tutti i secoli dei secoli. Era caduto a terra fome un giovane debole, e si alzò invece come un combattente deciso, per tutta la vita, e della cosa ebbe consapevolezza e percezione all’improvviso, in quello stesso istante di estasi. E in seguito mai, mai Alëša poté più dimenticare prr tutta la vita quel momento. “In quell’ora qualcuno ebbe a visitare la mia anima”, raccontò in seguito, con una fede salda nelle proprie parole… Tre giorni dopo abbandonò il monastero, il che s’accordava con le parole del suo defunto stare, che gli aveva ordinato di “essere nel mondo”.

Crediti
 • Fëdor Dostoevskij •
 • I fratelli Karamazov •
 • Pinterest • Stefan Zsaitsits White Socks •  •

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