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Il che significa che egli può essere un visionario per tutti fuorché per lui stesso: egli può considerare — e considera — visionario o “deficiente” nel senso proprio della parola chiunque neghi realtà a ciò che egli vedendo sa essere reale è reale senz’altro. Che cosa induce la cura di ricondurre il visionario al senso del “reale”? Il fatto che è pericoloso per tutti che qualcuno veda cose che gli altri non vedono. Il pericolo è pratico, il il rischio è pratico, concernendo lo stare-insieme o coesistere in cui è richiesto un terreno comune d’intesa, la sicurezza circa il giudizio del mutuo riconoscimento. Che se le tue visioni solitarie non avessero rilevanza pratica alcuna, nessuno avrebbe ragione — o motivo — di considerarle false.
La preoccupazione altrui per il mio vedere come stanno le cose — preoccupazione che insorge allorché non mostro di vedere al modo altrui — e, dunque, l’interessamento per il mio ‘conoscere la verità‘ è affare altrui nel senso che lo riguarda in ordine al rischio avvertito di una differenza che è discordanza e, infine, opposizione. Allorché mi appresto a mettere in discussione l’altrui persuasione, mi dispongo a difendere me stesso nella persuasione mia, ché, se le due persuasioni coincidono, esse sono una sola e, così, preoccupazione non sorge. È per il mio tranquillo restare tranquillo che intervengo a ‘disturbare’ la tranquillità altrui, avvertendo di esserne stato disturbato. Se, infatti, l’altrui persuasione mi appare innocua — ossia praticamente irrilevante — l’interessamento ad essa varrebbe come ludica fruizione di una “novità” o come altrettanto ludica valutazione di una “banalità”, come a dire che potrei restarne ‘divertito’ od annoiato, senza che insorga decisione di far valere il mio dissenso e di argomentarlo, togliendo all’altro la terra sotto i piedi.

Crediti
 • Giovanni Romano Bacchin •
 • Aracne •
  • 2017, Premessa, p.21 •
 • Pinterest •   •  •

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