Perché egli ama solo come maschio
L’esperienza artistica è così incredibilmente vicina alla sessuale, alla sua doglia e alla sua gioia, che i due processi sono propriamente solo diverse forme d’una sola brama e beatitudine.
E se invece di calore si potesse dire sesso, sesso nel grande, vasto, puro senso, su cui alcun errore chiesastico non avesse gettato l’ombra del suo sospetto, la sua arte sarebbe molto grande e di enorme peso.
La sua forza poetica è grande e potente come un impulso primordiale, ha in sé propri liberi ritmi e prorompe da lui come da una montagna.
Ma sembra che tale forza non sempre sia del tutto sincera e senza posa. (Ma è questa anche una delle più difficili prove per chi crea: egli deve sempre rimanere l’inconsapevole, l’ignaro delle sue migliori virtù, s’egli non vuol togliere a esse la loro libertà e illibatezza!).
E poi, dove, scrosciando traverso il suo essere, giunge all’elemento sessuale, non trova ivi un uomo puro quanto abbisognerebbe.
Non è qui un mondo del sesso perfettamente maturo e puro; non è abbastanza umano, ma solo maschile, è foia, ebbrezza e inquietudine, e gravate dagli antichi pregiudizi e vanti, con cui il maschio ha sfigurato e gravato l’amore. Perché egli ama solo come maschio, non come uomo, perciò v’è nella sua sensibilità sessuale qualcosa di angusto, apparentemente selvaggio, odioso, temporale, non eterno, che limita la sua arte e la fa equivoca e ambigua.
Essa non è senza macchia, è segnata dal tempo e dalla passione, e poco di essa potrà durare e consistere.
(Ma la maggior parte dell’arte è così!).

Crediti
 Rilke Rainer Maria
 Lettere a un giovane poeta
 Pinterest • Jerry Uelsmann  • 




Quotes per Rainer Maria Rilke

Il bello è solo
l'inizio del Tremendo,
che sopportiamo appena.

Lei guarda all'esterno ed è appunto questo che ora non dovrebbe fare… Guardi dentro di sé, esplori le profondità da cui scaturisce la sua vita.

I ricordi, in sé, non sono ancora poesia. Solo quando diventano in noi sangue, sguardo, gesto; quando non hanno più nome e più non si distinguono dall'essere nostro, solo allora può avvenire che in un attimo rarissimo di grazia dal loro folto prorompa e si levi la prima parola di un verso.

Il dolore riconduce nella interiorità la esteriorità della nostra esperienza del mondo.

Nasciamo, per così dire, provvisoriamente, da qualche parte; soltanto a poco a poco andiamo componendo in noi il luogo della nostra origine, per nascervi dopo, e ogni giorno più definitivamente.