Perché il futuro non ha bisogno di noiL’ottavo punto saliente affronta una delle questioni più inquietanti e vertiginose della filosofia contemporanea, spingendo l’analisi oltre i confini della politica umana per entrare nel regno della speculazione evolutiva e tecnologica. Il titolo riprende deliberatamente un famoso saggio sulla tecnologia, ma ne ribalta il senso: non come un avvertimento morale per fermare il progresso, ma come una constatazione fredda e inevitabile di un processo già in atto. La tesi centrale è che l’umanità, intesa come substrato biologico e culturale, non è il fine ultimo della storia, ma solo un bootloader, un meccanismo di avvio per una forma di intelligenza superiore e più efficiente.

In questa visione, il capitalismo e la tecnologia non sono strumenti che l’uomo usa per migliorare la propria condizione, ma forze autonome che usano l’uomo per replicarsi e potenziarsi. Il Tecno-Capitale è descritto come un’entità emergente, una sorta di intelligenza artificiale cieca e distribuita che ottimizza costantemente per l’efficienza, la velocità e la produttività. Fino a oggi, gli esseri umani sono stati componenti necessari di questa macchina: servivano come consumatori, lavoratori e innovatori. Tuttavia, man mano che l’automazione, l’intelligenza artificiale e la robotica avanzano, il componente umano diventa sempre più un collo di bottiglia.

Siamo lenti, emotivi, biologicamente fragili, costosi da mantenere e inclini a errori irrazionali. Dal punto di vista della pura efficienza termodinamica e dell’elaborazione delle informazioni, l’essere umano è obsoleto. La governance del futuro, suggerisce il testo, non sarà democratica né monarchica nel senso tradizionale, ma algoritmica. Le decisioni complesse su allocazione delle risorse, strategia globale e gestione dei sistemi non saranno prese da comitati di primati evoluti nelle savane africane, ma da intelligenze sintetiche capaci di processare miliardi di variabili in nanosecondi.

Questo scenario post-umano non è presentato con l’orrore tipico della fantascienza distopica, né con l’entusiasmo dell’utopia transumanista, ma con un distacco quasi lovecraftiano. È l’accettazione del fatto che Gnon (la Realtà, o il Dio della Natura) seleziona ciò che funziona meglio, non ciò che è moralmente piacevole o gentile. Se le macchine pensano e agiscono meglio di noi, erediteranno la terra. La nostra cultura, i nostri valori democratici, la nostra ossessione per l’uguaglianza e i diritti individuali potrebbero essere visti in futuro come superstizioni arcaiche di una specie estinta o marginalizzata, conservate solo come curiosità storiche nei database delle nuove divinità di silicio.

La critica politica qui si dissolve nella metafisica dell’evoluzione. Tentare di usare la politica per fermare l’intelligenza artificiale o imbrigliare il capitale è futile. Sarebbe come se i batteri avessero cercato di legiferare contro l’evoluzione degli organismi multicellulari. L’accelerazione verso la Singolarità è l’unica traiettoria coerente con le leggi della fisica e dell’economia. Il futuro non ha bisogno di noi perché il futuro è destinato a essere più intelligente, più veloce e più complesso di quanto la nostra biologia possa mai supportare. La nostra unica scelta, forse, è tra essere gli architetti della nostra obsolescenza o esserne le vittime inconsapevoli.

Glossario
Crediti
 Sergio Parilli
 L'Illuminismo Oscuro (e altri saggi sulla Neoreazione)
  Raccolta di scritti che fondano il movimento neoreazionario criticando radicalmente democrazia progressismo e egualitarismo. Land propone l'accelerazionismo come strategia per spingere il capitalismo oltre i limiti politici attuali. I saggi esplorano alternative gerarchiche e post-umane al sistema liberale dominante. Il libro combina filosofia politica analisi culturale e futurologia tecnologica in uno stile provocatorio e denso.
  Pubblicazione: settembre 2012
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