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Credo ancora nel detto del compagno marxista della Scuola di Francoforte Walter Benjamin, secondo il quale dietro ogni ascesa del fascismo ci sarebbe una rivoluzione fallita.
[…] Ritengo che questo fenomeno del populismo di destra sia esattamente l’inverso di qualcosa che non è accaduto. Non è accaduto per caso, è accaduto perché qualcosa di diverso non è accaduto, perché la sinistra non ha fornito una risposta adeguata.
[…] È comunque chiaro che il capitalismo stia arrivando al suo limite. Ma non credo nella risposta semplicistica di chi parla di una auto-organizzazione senza potere centrale e blabla. No, credo che oggi il grande compito sia proprio quello di reinventare robuste strutture su larga scala di agenti politici con una forte autorità.
[…] L’ecologia, sì, non è più questo approccio individualista che è molto astutamente propugnato da grandi aziende e apparati statali; un modo di distoglierci dall’affrontare davvero i grandi problemi rivolgendosi a noi come individui, individui responsabili; per esempio, se critichi le grandi aziende perché inquinano l’ambiente, un tipico ideologo dei nostri giorni ti dirà “ma tu che cosa hai fatto? chi sei tu per criticare? hai riciclato tutte le tue lattine di Coca Cola? hai fatto la raccolta di tutti i giornali?”, e così via. E questo funziona a meraviglia. L’attenzione viene deviata su te stesso in modo che ti senta in colpa, e al tempo stesso ti viene offerta una semplice via d’uscita… acquista cibo biologico, e via dicendo, e potrai continuare a vivere come prima. Quindi, tornando ai punti principali in modo da non perdermi, è chiaro che ci stiamo avvicinando su diversi livelli a un momento critico. Ma la sinistra, e questo tradizionalmente dovrebbe essere il terreno naturale della sinistra, la sinistra ha prosperato nei momenti critici. Ma adesso, siamo franchi, non ha una soluzione.
[…] Penso che dobbiamo tenere presente questa lezione molto dolorosa, che la maggioranza non ha automaticamente ragione. Ora, non sto dicendo che ci sia un partito comunista che abbia sempre ragione, sto solo dicendo che una certa dose di salutare diffidenza, non della democrazia in quanto tale, ma della maggioranza, è per me totalmente legittima.
[…] Quindi, tornando alla mia grande questione, credo che la vera causa di tutto questo populismo sia il semplice fatto che viviamo in un’era di grande malcontento e di rabbia, e via dicendo, e che però la sinistra non ha un modello, ha solo vuoti propositi. La gente dovrebbe decidere di più attraverso la democrazia, bla bla bla, ma cosa significa? Cosa si deve fare? Come si deve riorganizzare lo stato? Perché il grosso problema è questo, naturalmente, è ancora il vecchio problema di Fukuyama. Francis Fukuyama, io non sono d’accordo con lui, ma ci aveva visto giusto in quel senso. Ancora oggi la maggior parte dei politici, anche quelli di sinistra, è Fukuyamista nel senso che ritiene che il capitalismo democratico liberale sia la forma definitiva e tutto quello che possiamo fare è migliorarlo, sai, più servizi sanitari, più tolleranza (qualunque cosa significhi), più welfare… ma il modello di base è accettato.
Nessuno si sta facendo le domande che la gente si faceva 40/50 anni fa, tipo “il capitalismo è la risposta definitiva?“, “possiamo immaginare un’organizzazione sociale che vada oltre lo stato?”, e così via. Quindi per me il grosso problema è questo che potremmo chiamare Fukuyamismo socialdemocratico illuminato, come quello incarnato da Tony Blair nel Regno Unito. È sufficiente? Oppure è necessario qualcosa di più radicale, come io ritengo? Non credo in nessuna rivoluzione comunista o che so, ma semplicemente penso che i problemi che abbiamo di fronte non possano essere risolti a questo livello. Quindi questa è la mia triste previsione. O si inventa una nuova forma di sinistra o altrimenti… guardiamo a Hollywood, mi fido sempre di Hollywood. Hollywood ci sta di continuo avvertendo, vedi Hunger Games, Elysium e così via, che questa è la società a cui stiamo arrivando. Il venti per cento delle persone vive nella zona privilegiata, la maggioranza è fuori. Questo è il futuro.

Crediti
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