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Se la vita nel nostro pianeta, si fosse solo data e non evoluta, sarebbe esaurita in circa 300 milioni di anni. Sappiamo che la vita cominciò 3850 milioni di anni fa, quando le condizioni erano adeguate, ma 3500 anni fa sarebbe completamente scomparsa, poiché, la stessa materia da quale era stata prodotta, si sarebbe consumata. La semplice evoluzione dei materiali avrebbe esaurito il carbonio, il ferro presente nella crosta terrestre, e a quel punto la vita si sarebbe fermata… ma poi, gli organismi viventi, scoprirono il primo ecosistema, il primo metodo con cui era possibile riciclare gli elementi e, da allora, dal punto di vista della materia, la vita cominciò a diventare sostenibile.
Teoricamente, nella scala gerarchica dell’evoluzione, il meccanismo è semplice, e parte dai microorganismi fino ad arrivare agli organismi più complessi. Nel seguire questo giro, dunque, troviamo l’organismo al secondo livello, che approfitta di ciò che fa l’organismo appartenente al primo; quello al terzo livello acquisisce dal secondo, e così via, fino ad arrivare all’organismo più grande che, approfittando sempre di ciò che fa, l’organismo al livello inferiore, allo stesso tempo produce materiale che può essere applicato ed utilizzato dall’organismo di primo livello.
Gli scienziati chiamano questo processo, “collaborazione simbiotica“; Ricard Guerrero, osserva, come questa, sia una buona lezione per noi esseri umani: quando produciamo qualcosa, dobbiamo pensare a come riciclarlo, e in quello che è il nostro linguaggio umano, avremmo usato le parole “talento” e “virtù” per riferirci ai batteri. Il talento è di costruire un motore quando è necessario, e la virtù è di riuscire a fare in modo, che nulla di ciò che si crea riesca a ostacolare la vita. Niente appare in natura che non può essere riciclato. Ecco! Questo dobbiamo imparare: quando facciamo una nuova macchina, dovremmo anche prevedere come riciclarla. I batteri non fanno nulla che non possa essere riciclato e grazie a questo si è mantenuta la vita. Grazie a questa “virtù“, gli scienziati possono pensare all’origine della vita come una “ecopoiesi“, vale a dire, la comparsa di un primo ecosistema sostenibile che ha portato l’estensione della vita sulla Terra, rispetto alla mera “biopoiesi” che, in assenza di un processo di riciclaggio, sarebbe finita in 200 o 300 milioni di anni. Il “talento” però, fa anche sbagli; eh sì, il computer più perfetto produce errori, e i batteri, non ne sono privi. La cosa sorprendente però è che i suoi, sono errori responsabili, niente di meno che dell’evoluzione della vita. Mi riferisco all’evoluzione e la mutazione, perché se il macchinario fosse stato perfetto, saremmo rimasti semplicemente… batteri.

Crediti
 • Eduard Punset •
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