⋯ Giorgio De Cesario ⋯
Lo specchio è un testimone meraviglioso che muta incessantemente. Depone con calma, con forza, ma quando ha finito di parlare, ci accorgiamo che ha ritrattato tutto quel che ha detto. È la personificazione consueta della verità. Sul sentiero obliquio tenacemente annodato alle gambe di chi riparte oggi come ripartirà domani, sui giacimenti leggeri della disinvoltura, mille passi sposano ogni giorno il passo della vigilia. Siamo già venuti, torneremo senza farci pregare. Ognuno è passato di qua nel viaggio dalla sua gioia alla sua pena. È un piccolo rifugio, con un immenso fanale a gas. Si mette un piede davanti all’altro e si è già partiti. I muri si coprono di quadri, le feste si setacciano di mazzi di fiori, lo specchio si appanna di vapore. Altrettanti fari su un ruscello e il ruscello è nel vaso del fiume. Due occhi simili, ad uso soltanto del tuo volto – due occhi coperti dalle stesse formiche. Il verde è quasi uniformemente sparso sulle piante, il vento segue gli uccelli, non si rischia di veder morire le pietre. Ciò che si fa conoscere non è un animale domato, ma un animale domatore. Bah! Tutto sommato, si tratta dell’ordine imprescrittibile di una cerimonia già tanto fastosa! È la pistola a ripetizione che fa comparire i fiori nei vasi, il fumo nella bocca. Alla lunga, l’amore fa volentieri a meno di vederci chiaro di notte. Quando tu non ci sei più, c’è il tuo profumo che mi cerca. Non riesco a ottenere altro oracolo che quello della tua debolezza. La mia mano nella tua assomigliava così poco alla tua mano nella mia. La sfortuna, figurati, perfino la sfortuna ci guadagna a esser conosciuta. M’eri toccata in sorte, non puoi non esserci, sei tu la prova che io ci sono. E tutto si conforma a questa vita che mi sono costruito per accertarmi di te. ‹‹ A che pensi? ››. ‹‹ A niente ››.

Crediti
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  • André Breton - Paul Éluard •
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