⋯

Il linguaggio opera interamente nell’ambiguità, e la maggior parte del tempo non sapete assolutamente nulla di ciò che dite. • Jacques Lacan

Lo 'spazzio' della parola
 ⋯ Salta all’occhio l’errore ortografico: spazzio. Con sussulto della parola e sconquasso di tutte le regole del linguaggio, assieme inorridite. Chi osa tanto sciatto scrivere? Non si tratta d’un bambino alle prese con iniziale addestramento alla scrittura, in svista perdonabile di macroscopici errori. Bensì di una persona della terza età alquanto avanzata, di media cultura, molto amante della lettura. Ancora più imperdonabile, sembrerebbe.

Ma la questione è tutt’altro che semplice. Piuttosto sottile e fondata su una teoria linguistica assai curiosa. Che per quanto personale, potrebbe risultare interessante. Se non altro divertente e degna d’essere, almeno con cenni, dettagliata. Inizierei con il dare un nome di fantasia a questa piccola donna paffutella, sorridente, simpatica, dall’ingegno linguistico particolare: Romilda. Il cui significato è accostabile a combattente (con onore). Nome adatto all’oltre Po pavese, sua terra natia. Soprattutto al voler combattere, coraggiosamente, ogni formalismo linguistico, attraverso lo humour. Fatto sta che Romilda intende adattare il linguaggio a determinate esigenze soggettive per meglio esprimere sue opinioni, sentimenti, o fatti che la parola – una volta modificata – potrebbe, a suo parere, meglio descrivere, connotare.

 ⋯

Ad esempio, se il termine spazio raddoppia la lettera z potrebbe indicare più a tono la ricerca di spazio che le persone, e la società tutta, sono sempre alla ricerca. Un po’ come il Big Bang da cui ha avuto origine, in una manciata d’attimi, l’universo: un’espansione che continua a proseguire. Tanto da far constatare agli scienziati che la materia allontanandosi sempre più dalla periferia del nostro universo esplorabile tende ad accelerare. Come affascinata e sedotta dal richiamo d’un altro spazioso universo. O qualcosa d’altro attraente, per accomodarsi agevolmente in un sito ancora più ampio. A rendere ragione che lo spazio è attratto da altro spazio. Non limitandosi al suo. Ma come rapportare l’ultramillenaria esplosione dell’iper densità della materia con un Big Bang linguistico attuale? Sostiene Romilda che anche la parola e materiale. Materica, in quanto fatta di suoni. Però vecchia come il cucco e invecchiata da un’usura di significati abusati. Sempre più povera di forza, d’attività propulsiva. Prossima al collasso. Che è meglio, pertanto, far implodere quanto prima possibile. Ma perché innescare questo processo? Dice lei, perché liberi nuova energia.

 ⋯

Un altro esempio – sul quale è opportuno sorvolare la dizione – è quello con cui s’indica l’organo genitale maschile in modo popolare, piuttosto volgare. Romilda proporrebbe di sostituire la doppia ‘zeta’ con la doppia “esse”. Sicché “casso”risulterebbe più accettabile, dolce, penetrante in maniera delicata. Persino fantasticabile con minore violenza durante l’atto del congiungersi sessualmente. E, in particolar modo, vista la sua età protratta, quasi senile, pensarlo in uno stato più adatto a probabili rapporti fra anziani sul versante del vetusto. Pertanto meno rigido. Più conforme alle possibilità. Senza aspirazioni o idealizzazioni deludenti. Per tornare dalla “pratica” linguistica – solo appena accennata, per non addentrarci in particolari scabrosi – alla “teoria”, Romilda è convinta che il linguaggio dovrebbe essere a disposizione di chi ne fa uso, con il fine d’adattarlo alle proprie necessità reali o immaginifiche. Facendo il tal modo corrispondere l’immaginazione alla parola. E questa a essa. Dunque, rendere la parola a dimensione di quel che l’immaginazione pretende e viceversa. Ciò perché venga a verificarsi una corrispondenza espressiva tra suoni e fantasie; suoni e condizioni esistenziali. Sonorità sillabiche modificabili a piacimento, come si trattasse di una composizione musicale.

 ⋯

E l’ortografia? Romilda contesta proprio il prefisso  “orto”. Per lei sarebbe sufficiente la grafia. Senza regole in linea con principi vari, o allineamenti a regole prestabilite e fisse.
Nella sua tesi la grafia esce dal cuore e va dritta al cuore. Non dovrebbe passare per alcuna ortodossia. Anzi è dell’avviso che l’ipotetico errore aiuti notevolmente a cogliere la possibilità della parola di spaziare nella soggettività. In una specie di eresia felice. Felice d’una appartenenza fisiognomica, d’un profilo personalizzato. Come se l’ortografia ci rendesse uguali, stabili, identici nelle nostre disidentità verbali e scritturali. Poco propensi, come siamo, a una libera “spaziografia” con cui narrare e narrarsi con una sorta di “eufonografia” soggettiva, privata. Diciamo pure casereccia! Certo la teoria appare non tanto singolare quanto bizzarra. Più precisamente: strampalata… Ma alla mia domanda se tale pratica non ritenesse causare una Babilonia linguistica, mi ha risposto che la probabilità dipenderebbe dalle singole capacità d’usare la fantasia, l’inusitato, l’astruso. D’essere lettori o ascoltatori creativi: scrutatori d’eccentricità. La “parola spaziante” che Romilda vagheggia è duttile. Da plasmare con il desiderio e il sogno. Fatta di sonorità giustapposte, ideate ascoltando il vento dell’inconscio. Scovate nel condominio degli stereotipi del loro connettere sillabe a vocali. Sotto l’egemonia del Superio ortografico, ortomentale, ortorazionale, orto-qualche-norma che impedisce alle sonorità delle parole di prendere la direzione del pronunciarsi carnificate di storia personale.

 ⋯ Rifletto. Sembrerebbe affascinante. Indubbiamente assomiglia a una sintesi fra: Freud (la parola come “luogo” dove traghettare il sogno, le aspirazioni, i desideri più reconditi); Jung (la parola come “luogo” che conferma l’unione contemporanea, indistinta, di conscio e inconscio); Lacan (la parola come “luogo” di visione e dimora del suono che ci precede, dell’Altro che incombe dal nostro concepimento, e senz’altro pure prima). Però le sintesi confusive, le contaminazioni a collage, le integrazioni forzate, gli sconfinamenti arbitrari fra teorie, principi, regole mi convincono sempre poco. Allora provoco e chiedo se può andar bene, di conseguenza, pure toma per Roma? Certo – conferma – se chi lo dice avverte o ha vissuto Roma come la forma d’un formaggio, o se la vorrebbe nel Piemonte vicino a casa sua, o se la ricorda attraverso un incontro amoroso con un pecoraio laziale. La interrompo negli esempi. Mi bastano. Temo altri particolari più piccanti. Infatti ho trascurato di precisare che Romilda vede di buon occhio una relazione fra sensualità e parola. Fino a raggiungere agevolmente il territorio del rapporto fra suoni e sesso. Rapporto che ritiene bene agganciarsi alla sua teoria: la ricerca spaziante, d’allargare, di penetrare a fondo il significato, di…
Mi fermo di nuovo. In convincimento che proseguendo rischio d’andare incontro a considerazioni imbarazzanti.

Benché Romilda sia donna attenta, mai indecente, propensa a rendere buffa questa sua inclinazione. Solo impegnata a far scorrazzare la parola per praterie linguistiche da inventare. Lei, più che altro, si sente giocoliera della parola, saltimbanco d’un alfabeto giocoso, teatrante di suoni vocalici, fantasiosa coreografa di sillabe. Mi congedo con un’ultima domanda. Com’è nata questa smania di “spazzio” della parola? Risponde a voce bassa, spezzata, come dovesse confessarmi un peccato antico mai esternato, carico di dolore: dalla fiducia nella parola. Convinta che non basti mai a se stessa, che voglia narrare, inventare, più di quanto riesca a dire. Nel come lo dice.


Crediti
 • Loredano Matteo Lorenzetti •
 • Pinterest •   •  •

Similari
Il caso Nietzsche
692% ArticoliFilosofiaGianni Vattimo
Nietzsche, accompagnato dalla sua cattiva reputazione di pensatore dei nazisti, fu poi riconsiderato, agli inizi degli anni ’60 del ventesimo secolo, da quel movimento che prese il nome: Nietzsche-Renaissance o il rinascimento nietzscheano, e soprattutto ⋯
La scrittura delle donne
347% ArticoliCixous HélèneSocietà
Héléne Cixous rilegge il saggio di Freud sulla Testa di Medusa per rivendicare il potere dell’écriture feminine, della scrittura femminile. Da terrificante e mostruosa, Medusa si trasforma in una figura sorridente e sovversiva in grado di destabilizzare l⋯
Le origini romantiche della psicoanalisi e l’obiezione di Nietzsche
344% ArticoliPsicologiaUmberto Galimberti
A differenza di tutti i popoli della terra, l’uomo occidentale un giorno ha detto Io. L’ha annunciato Platone e l’ha esplicitato Cartesio. La psicologia ha catturato questa parola e ne ha fatto il centro della soggettività, dispiegando una visione del mon⋯
Sapere di non essere
337% IneditiSergio Parilli
Ho rivisto finalmente a Julián. Veniva da altri mondi non sconosciuti per lui, visto che è riuscito a tornare senza bussola. Non era tenuto a tornare, anche perché se stava bene dove era arrivato poteva restarci in eterno, visto che era previsto un viaggi⋯
Dall’autorganizzazione alla comunizzazione
271% ArticoliPolitica
Designare la rivoluzione come comunizzazione è dire questa cosa abbastanza banale, che l’abolizione del capitale è l’abolizione di tutte le classi, compreso il proletariato, e non la sua liberazione, il suo ergersi a classe dominante che organizza la soci⋯