Potenziali nemici
I primati, a cui l’uomo appartiene, sono una specie particolare. Non sono solitari come l’orso, ma neppure gregari come i bufali africani. Tutti gli studi antropologici indicano che la condizione ideale per l’uomo, quella per cui è geneticamente programmato, è di vivere in piccole comunità che non devono superare il numero di 150 membri (sembra sia stata la misura di moltitudine anche per i Neandertal). Oltre questo numero il nostro cervello percepisce gli elementi eccedenti come estranei e perfino come ostili, come potenziali nemici. Va da sé che la civiltà (che è civiltà urbana perché nasce con i polis) ha costruito un ambiente del tutto inadatto alla nostra specie, che pone il nostro cervello in una situazione di continuo allarme e stress con tutto ciò che ci circonda, esponendolo a una serie di conseguenze negative. Per fortuna, la ragione con cui siamo dotati interviene ed impedisce che ci si prenda a pugni da mattina a sera, ma i nostri bisogni istintivi di spazio e di esclusività rimangono quelli iscritti nei nostri geni.

Crediti
 Marco Pelizza
 SchieleArt •   • 

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