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Le foglie che ho tra le mani provengono dalla pianta di coca.
Se, come fanno alcuni villaggi indigeni, le secchi e le metti in bocca insieme ad una palla di frammenti calcarei di gusci di lumache di mare abbrustoliti e tritati, gradualmente estrarrai e incorporerai nel proprio organismo un alcaloide chiamato cocaina che eliminerà il senso di fame, di sete , di stanchezza, di dolori e lo terrà stimolato per tutto il giorno.

Ma possiamo anche ricordare le lezioni di chimica dei prodotti naturali (disciplina che cerca di identificare ed estrarre dalla natura sostanze con applicazioni industriali, agro-alimentare, farmacologiche …) ed effettuare un processo di estrazione chimica leggermente più elaborato:

Raccogli 100 kg di foglie di coca (avrai bisogno di circa 6000 piante) e schiacciale per mezz’ora circa.

Poi aggiungi un quintale di calce (ossido di calcio) e due quintali di sale comune e si schiaccia con i piedi per un’ora per cercare di rompere le pareti delle cellule vegetali e lasciare libere le molecole di cocaina.

Il tuo obiettivo chimico sarà quindi quello di separare queste molecole da tutti gli altri componenti in quei grumi sporchi di colore verde scuro. In chimica esistono molte tecniche di separazione, ma una delle più utilizzate – soprattutto nei laboratori di prodotti naturali – è quella di giocare con la polarità delle molecole e la loro relativa affinità con certi solventi: quindi aggiungere gradualmente diversi tipi di liquidi che dissolvono una sostanza e non altre e ricavare in ogni caso la frazione che interessa.

Ad esempio, solventi organici come la benzina scioglie quasi tutto: si immette la miscela di foglie di coca, calce e sale in un contenitore con 120 litri di benzina, si gira per due ore, si filtra, e già si può tirare il residuo solido nella spazzatura. I componenti della futura pasta di coca – insieme a molte altre sostanze – rimarranno nella fase liquida, o come si dice, in sospensione.

Ma non si vuole affatto la benzina e per separarla si aggiungono 10 litri di acqua con 50 mg di acido solforico concentrato al 99%, si mescola energicamente per 10 minuti in modo che tutte le molecole del composto entrino in contatto tra loro e lasciarlo riposare fino a che la fase acquosa e organica si separi a causa della loro differente densità. Stai facendo una classica decantazione liquido-liquido.

Conosci la polarità delle molecole di cocaina e sai che sono più affini alla maggiore polarità della piccola fase acquosa rimanente nel fondo del contenitore. Prendere un tubicino e porgi un’estremità sul fondo, lo suzioni per trasferire in un altro contenitore la miscela trasparente di acqua, acido, pasta di coca, sali, e ancora molte altre sostanze. Questo deve essere pulito.

Per fare questo aggiungete poco alla volta 1 kg di permanganato di potassio. Questo composto neutralizzerà i resti della benzina, calce e sale e provocherà la formazione di grumi di colore marrone scuro.

Li filtrerai e rimarrai di nuovo con il liquido trasparente che gocciolerà in un altro contenitore. È qui dove che si trova la maggior parte dell’alcaloide, sciolto grazie al fatto che il pH è ancora considerevolmente acido.

Quindi, si continua a giocare con le polarità delle molecole e la loro solubilità: aggiungendo poco a poco della soda caustica per andare a neutralizzare l’acidità della miscela e ridurre la sua polarità, fino a quando una sostanza biancastra comincia a precipitare.

La filtri. Quella pasta contiene il 90% di cocaina.
Se si prende un poco con il dito e lo si passa sulle gengive, si anestetizzerà la zona lasciando la stessa strana sensazione quando il dentista addormenta una superficie della bocca.

Lo lasci asciugare e se il processo ha funzionato correttamente avrai 1 kg di pasta di coca pronta per essere venduta ai narcotrafficanti. Loro avranno solo il passo di aggiungere acetone per pulire le impurità da sostanze chimiche e lasciare la cocaina in uno stato di polvere pronta per l’adulterazione e il successivo consumo.

Crediti
 • Pere Estupinya •
  • Note scientifiche dal MIT •
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