Prigionia nella convivenza familiarePossiamo vivere senza la famiglia, o quella d’origine, o quella che ci siamo formata, o quella che vorremmo formarci, sia pure talora in forma diversa da quella tradizionale? No, c’è una tensione insopprimibile verso la vita insieme ad altri esseri umani. Eppure, quanta prigionia proviene dalla convivenza degli esseri umani tra loro: per i figli, anzitutto, la cui crescita si compie come un progressivo cammino di autonomia denominabile guerra d’indipendenza; poi per i genitori, la cui prigionia è persino maggiore dato che si ritrovano da un lato inevitabilmente legati ai figli e dall’altro legati ancora agli anziani genitori sempre più bisognosi di aiuto, intrappolati in una manovra a tenaglia perfettamente riuscita. E quell’anello al dito? A chi non è capitato di percepirlo talora come una palla al piede, sentendosi proprio come quei galeotti di un tempo a cui veniva impedito il movimento con una sfera di piombo alla caviglia? Così ci si ritrova, volenti o nolenti (ma il più delle volte nolenti), a costituire una trappola gli uni per gli altri: a percepire il proprio marito, la propria moglie, i figli, la madre, il padre, gli altri eventuali parenti, persino gli amati animali domestici, come una trappola.

Crediti
 Vito Mancuso
 Non ti manchi mai la gioia
 SchieleArt •   • 

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