Principio di non contraddizione
L’alfabeto fa una cosa straordinaria: cancella il corpo della parola […]. La soglia alfabetica consiste nel far decadere completamente ciò che si fa quando si parla nell’umanità ignara di scrittura alfabetica. Il corpo vivente della parola pre-alfabetica, che viene messo tra parentesi, non c’è più, perché gliene dai un altro, che non è la trascrizione di ciò che si dice vocalmente, ma analizza in puro abito verbale, lo disseziona, usando i segni ereditati dagli antichi crittogrammi (A-uomo, B-i seni della donna) che sono scorporati dalla loro visione e diventano ‘punti di esecuzione’. L’alfabeto originariamente è uno strumento come la scrittura musicale e ci dice come dobbiamo muscolarmente reagire di fronte a certi segni per emettere certi suoni. Quindi il suono è stato isolato dal suo contesto vivente, come era prima della traduzione alfabetica e, nel fare questo, per poter fare questo, gli viene assegnato un altro corpo e questo corpo è lo spartito che si insegna al bambino, prima con i suoi muscoli di espressione vocale e poi con i suoi muscoli di trascrizione. Ma voi pensate che esistano le ‘A’ (e le altre lettere dell’alfabeto)? Dopo questo esercizio ci si convince (erroneamente) che esistano, perché questo strumento meraviglioso educa un tipo di mente analitica e non sintetica, una mente astraente, una mente logica. Nessun uomo, che ignori l’alfabeto (simile allo spartito musicale) e su questo ‘punto dopo punto’ si impianta il principio fondamentale di tutta la ragione occidentale: il ‘principio di non contraddizione’.

Crediti
 Carlo Sini
 Alfabeti antichi e moderni
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Quotes per Carlo Sini

Il contatto profondo dell'individuo con la vita eterna sta appunto in ciò: che la presenza incancellabile e indeclinabile, non sta, non è, nel mentre l'individuo si assegna quelle coordinate in figura che sono i riferimenti spazio-temporali del suo transitare: quinte della scena del nulla, fatte di nulla, in fuga verso lo sfondo infinito.  Il sapere dei segni

Le parole dell’oralità non si vedono. Ciò che si vede è la loro traduzione algoritmico-classificatoria. Lettere che non sono altro che il loro corpo esosomatico, la loro protesi e la loro traccia; quella traccia che è il tutto dell'imparare a leggere e a scrivere che imponiamo ai bambini: non a vedere parole, ma a scrivere lettere come traduzioni analitiche dei significati di ciò che si dice.

Continueremo ad accettare che lo psichiatra si formi esclusivamente in una facoltà di medicina, nella quale già la storia stessa della medicina è presente in modo molto marginale, ma nella quale la filosofia è assente del tutto? Dobbiamo continuare ad accontentarci che qualche psichiatra, animato da buona volontà, legga qualche libro di filosofia? Credete forse che la filosofia sia una chiacchierata vaga e generica alla quale basta avvicinarsi con un po' di curiosità?  Franco Basaglia e la filosofia del '900

Non è il tempo che fonda il ritmo. È il ritmo che fonda il tempo.