Il soggetto è quel sorgere che, appena prima, come soggetto, non era niente, ma che, appena apparso, si fissa in significante. Che cosa ho cercato di far comprendere con lo stadio dello specchio? Che quanto c’è nell’uomo di frammentato, di anarchico, si pone in un rapporto con le sue percezioni sul piano di una tensione assolutamente originale. È l’immagine del suo corpo a essere il principio di ogni unità che percepisce negli oggetti. Ora, di questa stessa immagine egli percepisce l’unità solo al di fuori e in modo anticipato. Per il fatto di avere questa relazione doppia con se stesso, è sempre intorno all’ombra errante del suo proprio io che si struttureranno tutti gli oggetti del suo mondo. L’oggetto non è mai definitivamente per lui l’ultimo oggetto, tranne in alcune eccezionali esperienze. Ma si presenta allora come un oggetto di cui l’uomo è irrimediabilmente separato e che gli mostra la figura stessa della sua deiscenza all’interno del mondo – oggetto che per essenza lo distrugge, lo angoscia, che non può raggiungere, in cui non può veramente trovare la sua riconciliazione, la sua aderenza al mondo, la sua perfetta complementarità sul piano del desiderio. Il desiderio ha un carattere radicalmente lacerato. L’immagine stessa dell’uomo vi apporta una mediazione sempre immaginaria, sempre problematica, dunque mai del tutto compiuta. È questa oscillazione immaginaria che dà a tutta la percezione umana la soggiacenza drammatica con cui è vissuta.

Crediti
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