Provvisoria e non duratura coerenza
Pensano che la terra sia un grumo di forze, un’aggressione contro il nulla, il disegno voluttuoso di un sasso arroventato contro l’aria dell’universo intero, e dichiarano necessario non capire l’esistenza della terra, ma solo accettarla, e operarla, con che essi intendono quella adesione corporale alle cose terrene, che si ottiene coi piedi e coi visceri e coi genitali, e colla saliva, e con tutto ciò che è violenza e passione.

Pensano all’universo come ad un insensato e sregolato atto di violenza ai danni del niente, né sanno pensare o tollerare la propria esistenza se non come violenza, o assalto contro quel nulla; dicono di esistere come forza, di non morire in quanto forza; difendono la nobiltà della loro atroce disperazione, e asseriscono che solo su di essa si fonda la provvisoria e non duratura coerenza di codesta aggressione.

Tuttavia essi non possono neppure accettare quella loro disperazione: e sempre si logorano intorno a quella loro condanna, di portare parole e sintassi dove è solo la forza. «Vedi» dice uno di essi «se si potesse parlare coi ginocchi di quella donna: se ci fosse, oltre al ritmo che la musica impone al mio corpo e al suo, se ci fosse una necessaria sintassi, che fornisse una collocazione grammaticale e sintattica e logica alle nostre membra. Qualcosa di libero e di necessario». Sanno che questo non è possibile, perché sanno che Dio non esiste.

Crediti
 Giorgio Manganelli
 Ti ucciderò, mia capitale
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Quotes per Giorgio Manganelli

Tutti siamo tenuti ad usare parole, ma di rado, o forse mai, ci capita di assistere allo sbriciolamento delle parole nelle sillabe e nelle lettere, al loro perdere di consistenza, l'abbandonarsi alla loro condizione ambigua, metamorfica, polifonica. Penso a Lewis Carroll, a quest'uomo che non avrebbe mai scritto il mirabile Alice se non avesse avuto il difficile privilegio di assistere alla catastrofe delle parole.  Il rumore sottile della prosa

[…] la letteratura è una misteriosa, emblematica epifania di parole, che agiscono anche dove tacciono: essa non teme le altezze della teologia positiva, e gli «abissi chiari» della teologia negativa; non ha luogo, ma penetra dovunque, anche nella preziosa forma dell'assenza; infine, è tormentosa e irrinunciabile; è la «cicatrice» che strazia e crea il mondo. Cancellatela; e anche la cancellazione sarà letteratura.  Laboriose inezie

Diteggia sul cuore umano, lavoralo, con la devozione professionale di una prostituta, la fantasia di un grande pianista, la gentilezza di un prete e soprattutto, dominalo; il cuore umano vuole violenza… Bisogna farlo uscire, il calore che c'è dentro, ma poi, c'è da dar fuoco a tutto il pianeta…

La cultura, come oggi si intende, quella cosa che ci viene dalla scuola, non serve a capire assolutamente nulla, ma solo a degradare l'esperienza a informazione.

[La letteratura] è indifferente all'uomo. Mantiene i contatti con lui solo nella misura in cui costui cessa di essere umano.