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Si coglie il significato di «puro» solo purificando; è necessario purificare dagli importi gnoseologistici od anche solo gnoseologici o conoscitivi la parola «puro».
Si sa che l’uso di tale parola è equivoco e che la filosofia classica tedesca, soprattutto in Kant e in Fichte, dà a «puro» una duplice accezione, corrispondente all’uso della parola *rein* e della parola *blosse* semplice, mero. Puro ha il significato di ciò che è in se stesso ciò che è, vero o integrale, non alterato dalla presenza di altro, mentre nel secondo significato è il *mero*, ossia ciò che è stato dimidiato da un elemento che gli risulta invece essenziale, è stato cioè alterato per sottrazione di qualche cosa che gli toglie purezza.
Questo «togliere» si compie in realtà anche nell’aggiungere: aggiungere qualche cosa d’altro è alterare, e come tale è togliere anziché integrare. Si potrebbe dire che la funzione dell’integrare è l’opposto della funzione del «purificare»; per potere integrare debbo aggiungere e così debbo supporre l’alterità, la quale in se stessa è alterante; è nella purificazione che colgo la cosa nel suo essere, ed equivale a dire è la «cosa stessa» che si fa strada all’interno del mio coglierla: «la cosa stessa fece loro strada e li costrinse a cercare»

Crediti
 • Angelo U. Crisci •
 • Metafisica Pura •
  • Saggio sul pensiero filosofico di Giovanni Romano Bacchin, Consistenza dell'esperire •
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