L’effetto euforizzante delle due settimane berlinesi, la cui causa resta da scoprire, fu di breve durata. Il 20 ottobre, Nietzsche, ancora di buon umore, porta ad esecuzione un proposito che auspicava da mesi: abbandonare la ‘Franconiaî, l’associazione di studenti di cui era membro. Poco dopo tuttavia, energia e entusiasmo scomparvero completamente ed egli ricadde di colpo in una profonda depressione.
Non si hanno testimonianze autentiche su questa crisi, sotto forme di lettere o di diari intimi. Non ci è pervenuto che un testo autobiografico intitolato «Rückblick auf meine zwei Leipziger Jahre, 17. Oktober 1865 bis 10. August 1867» (Sguardo retrospettivo sui miei due anni a Lipsia, dal 17 ottobre 1865 al 10 agosto 1867). Nietzsche vi descrive dapprima le due settimane passate a Berlino prima del 1° ottobre, e ciò con tonalità che non corrispondono affatto a quelle delle rare testimonianze autentiche. Secondo questo testo, queste giornate sarebbero state incontestabilmente oscure. Sarebbe stato di cattivo umore al suo arrivo, e i nostri colloqui nutrono anch’essi la nostra amarezza. Furono i sarcasmi dell’eccellente Mushacke (senior), le sue concezioni sull’amministrazione universitaria, la sua collera contro la Berlino ebraica, i suoi ricordi dei tempi dei Giovani hegeliani — in breve tutto il clima pessimistico caratteristico di un uomo che ha guardato molto dietro le quinte, che apportarono nuovi alimenti al mio stato d’animo. Appresi allora a vedere nero con piacere….
Nietzsche descrive in seguito come, alla fine del mese di ottobre 1865, egli scopra Schopenhauer e la filosofia: Ero allora precisamente sospeso tra cielo e terra, con alcune esperienze e delusioni dolorose, solitario e senza alcun aiuto, senza principi, senza speranza e senza ricordo amabile. Ed è puramente per caso, prosegue, che si è allora imbattuto, presso un libraio di libri di occasione, sul capolavoro di Schopenhauer. Uno spirito maligno gli sussurrò che doveva acquistare il libro di questo tenebroso genio, che gli era stato sino allora totalmente sconosciuto. Schopenhauer lo aveva immediatamente afferrato e spinto a consegnarsi a degli esercizi pieni di un oscuro disprezzo di sé. E a degli eccessi di disgregazione e di odio di se stessi: I tormenti corporali essi stessi non mancarono. È così che mi obbligavo per quindici giorni a non andare a letto che alle due del mattino per svegliarmi alle sei esatte. Si vide in pericolo di perdere la ragione: Una eccitazione nervosa si impadronì di me e chissà sino a qual grado di pazzia sarei giunto… queste mortificazioni, la severa costrizione agli studi regolari e le idee di Schopenhauer lo aiutarono finalmente ad affrancarsi da questa terribile situazione. Le settimane ed i mesi seguenti lo videro nascere alla filologia. Friedrich Nietzsche: Werke in drei Bänden (Opere in tre volumi), Hg. Karl Schlechta. München: Hanser 1954, volume 3, pp. 133 A dir il vero, egli divenne piuttosto filologo sotto la pressione della sua abilità interiore ed i fattori esterni — ciò che nacque allora in lui, fu un filosofo appassionato.
Come accade spesso in Nietzsche, questa narrazione è un intreccio di verità e di finzione, di sincerità e di gioco di maschere. È scritto con la sicurezza che dà il distacco, dopo una stabilizzazione personale in una cerchia di ammiratori di Schopenhauer e di amici dell’associazione dei filologi. Nietzsche non per questo non lo volle più tardi bruciare, cosa che sua sorella riuscì ad impedirgli di fare. Elisabeth Förster-Nietzsche: Der junge Nietzsche, (Il giovane Nietzsche), Leipzig: Alfred Kröner 1912, p. 171 È tuttavia noto che egli consegnò alle fiamme i diari pieni di inquietudine e di malinconia di quest’epoca — ottobre e novembre 1865 –, nel corso della quale egli aveva temuto di sprofondare nella follia. Avrebbe forse dato delle indicazioni su quanto teneva in silenzio nel suo rapporto ulteriore camuffandolo didietro la comunicazione apparente e l’elenco di qualche dettaglio spiacevole per la sua persona — e cioè ciò che ha veramente scatenato questo affondamento psichico, sprofondandolo forse in uno stato molto vicino alla vera psicosi, la causa profonda della sua prima grande crisi esistenziale, che fu allo stesso tempo la crisi iniziale del filosofo Nietzsche.
Ci si può aspettare che questo chiarimento di questa crisi iniziale sia suscettibile di fare progredire una interpretazione adeguata di Nietzsche (Hermann Josef Schmidt) della sua opera e di fornire un orientamento nel labirinto della sua malattia (Pia Daniela Volz). Nessuno di coloro che conoscono nel dettaglio le reazioni — che non abbiamo fatto altro che rievocare precedentemente — di numerosi pensatori nei confronti di Stirner sarà né colpito né reso perplesso dal termine demone — emissario della sfera in cui Nietzsche doveva penetrare venti anni più tardi (Curt Paul Janz), Janz: Nietzsche, op. cit., vol. I, pp. 265-267 alla lettura di una nota erratica di Nietzsche datante di quest’epoca: Ciò che temo, non è lo l’esecrabile personaggio dietro la mia sedia, ma la sua voce; non le parole, ma il tono spaventosamente inarticolato ed inumano del personaggio. Sì, se soltanto parlasse come parlano tutti gli uomini! Nietzsche: Werke (ed. Schlechta), op. cit., Tomo III, p. 148
Tutti i biografi di Nietzsche da me conosciuti non hanno in nessun caso e stranamente considerato come un problema lo stato di afflizione in cui Nietzsche si trovava allora, se mai lo hanno addirittura notato. Questa prima quindicina del mese di ottobre 1865 è rimasta una pagina bianca. Si è visto e si vede ancora nella crisi della fine del mese la ripercussione dei problemi che aveva conosciuto durante i due semestri a Bonn, della perdita della fede e della decisione che egli prese allora e che andava contro alle aspettative della sua famiglia, di non studiare assolutamente teologia. Werner Ross stesso, che guarda con occhio scettico la formidabile drammatizzazione che fa Nietzsche della sua esperienza di resurrezione schopenhaueriana, Werner Ross: Der ängstliche Adler. Stuttgart: DVA 1980, p. 158 non elabora alcun dubbio e non cerca più lontano. Come i biografi di Nietzsche fanno in genere, non presta attenzione né all’etichetta giovane hegeliano né alla relazione con Eduard Mushacke, relazione che fu di una singolare intensità e che conobbe una fine brusca.
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