L'«Homme debout»
Tu che mi leggi, non ti è mai capitata quella cosa che comincia in un sogno e che torna in molti sogni ma che non è quello, non è solamente un sogno? Qualcosa che è lì, ma dove, come; qualcosa che capita sognando, certo, puramente sogno ma dopo anche lì, in altro modo perché morbido e pieno di buchi ma lì mentre ti lavi i denti, nel fondo della coppa del lavabo continui a vederlo mentre sputi il dentifricio o metti la faccia sotto l’acqua fredda, e già assottigliandosi ma ancora lo senti afferrato al tuo pigiama, alla base della lingua mentre scaldi il caffè, lì, ma dove, come, incollato al mattino, con il suo silenzio nel quale già entrano i rumori del giorno, il radiogiornale perché abbiamo acceso l’apparecchio e siamo svegli e alzati e la vita continua. Maledizione, maledizione, ma com’è possibile, che cos’è questa cosa che fu, che fummo in un sogno ma è altro, torna ogni tanto ed è lì, ma dove, come è lì e dove è lì? Perché di nuovo Paco stanotte, ora che lo scrivo in questa stessa stanza, accanto a questo letto dove le lenzuola segnano l’impronta del mio corpo? A te non accade come accade a me con qualcuno morto trent’anni fa, che seppellimmo un giorno di mezzogiorno a Chacarita, portando sulle spalle la cassa insieme con gli amici del gruppo, con i fratelli di Paco?

Crediti
 Julio Cortázar
 Lì ma dove come
 SchieleArt •  L'«Homme debout» est l'un des dessins les plus connus d'Egon Schiele • 1913




Quotes per Julio Cortázar

Non ti scrivo,
d'improvviso guardo il cielo,
quella nuvola di passaggio
e forse tu nel tuo lungomare
guarderai una nuvola
e quella è la mia lettera,
qualcosa che scorre indecifrabile
e pioggia.

Un cronopio trova un fiore solitario in mezzo ai campi. Dapprima lo vuole strappare, ma pensa che sia una crudeltà inutile e si inginocchia accanto a lui e gioca allegramente con il fiore, ossia: gli accarezza i petali, soffia su di lui per farlo danzare, ronza come un'ape, ne annusa il profumo, e infine si sdraia sotto il fiore e si addormenta avvolto in una grande pace. Il fiore pensa: «È come un fiore».  Fiore e cronopio

La mia diagnosi è semplice
so di non avere alcuna scelta.

Quello che tanta gente chiama amare è scegliere una donna e sposarla. La scelgono, te lo giuro, l'ho visto. Come se si potesse scegliere in amore, come se non fosse un raggio che ti spezza le ossa e ti lascia come un palo in mezzo al cortile. Dirai che la scelgono perché la amano, io credo che sia il contrario. Beatrice non la scegli, Giulietta non la scegli. Non scegli la pioggia che ti penetra fin nelle ossa quando esci da un concerto.

A quel punto mi ero accorto che cercare era il mio destino, l'emblema di coloro che escono la notte senza alcuna precisa intenzione, lo scopo degli assassini di bussole.