Qualsiasi cosa noi immaginiamo, è finita
Qualsiasi cosa noi immaginiamo, è finita. Perciò non esiste alcuna idea, o concezione di alcuna delle cose che noi chiamiamo infinito. Nessun uomo può avere nella sua mente un’immagine di grandezza infinita, né concepire una velocità infinita, un tempo infinito, o una forza infinita, o un potere infinito. Quando diciamo che qualcosa è infinito, significhiamo solo che non siamo capaci di concepire i termini e i limiti della cosa nominata, non avendo nessuna concezione della cosa, bensì della nostra incapacità. Inoltre, poiché tutto quello che noi concepiamo è stato prima percepito per mezzo del senso, tutto insieme o per parti, non si può avere alcun pensiero che rappresenti qualcosa che non sia soggetto al senso. Nessuno quindi può concepire una cosa qualsiasi senza concepirla necessariamente in qualche luogo, dotata di una certa e determinata grandezza. Non vi è nel mondo niente di universale, se non i nomi; infatti, le cose nominate sono tutte individuali e singolari. Un nome universale viene imposto a molte cose per la loro somiglianza in qualche qualità o altro accidente. Quando si ragiona, non si fa altro che concepire una somma totale dell’addizione di particelle, o concepire un resto dalla sottrazione di una somma da un’altra. Gli scrittori di politica addizionano insieme le pattuizioni per trovare i doveri degli uomini, e i giuristi, le leggi e i fatti per trovare ciò che è cosa retta e ciò che è torto nelle azioni dei privati. Infatti la ragione, in questo senso, non è che il calcolo (cioè l’addizione e la sottrazione) delle conseguenze dei nomi generali su cui c’è accordo per contrassegnare e significare i nostri pensieri. Né la ragione di un uomo, né la ragione di un certo numero di uomini danno la certezza, non più di quanto un conto è ben computato per il fatto che un gran numero di uomini lo ha approvato unanimemente.

Crediti
 • Thomas Hobbes •
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