Quando regna la parola
Il nostro è un mondo in cui regna la parola; parola, che sottomette il desiderio di ciascuno alla legge del desiderio dell’Altro. È dunque nella misura in cui l’intenzione o la domanda, che attraversando la catena significante, può farsi valere presso l’oggetto materno. In questa misura, il bambino, che ha costituito la madre come soggetto sul fondamento della prima simbolizzazione, si trova interamente sottomesso a ciò che possiamo chiamare, ma solo per anticipazione, la legge. La legge della madre è, beninteso, il fatto che la madre è un essere parlante, e questo basta al legittimare il fatto che io dica la legge della madre. Nondimeno questa legge è, se così posso dire, una legge incontrollata, che sta interamente nel soggetto da cui proviene, vale a dire nel buono o nel cattivo volere della madre, la buona o la cattiva madre. Il bambino perciò, si abbozza come assoggetto, perché si sperimenta sentendosi innanzitutto, come profondamente assoggettato al capriccio di ciò da cui dipende, anche se questo è un capriccio articolato. A questo punto è essenziale che la madre lasci subentrare il padre come mediatore di ciò che è al di là della sua propria legge e del suo capriccio, vale a dire, puramente e semplicemente, della legge come tale. Ed è in quanto tale che è accettato o non è accettato dal bambino, come colui che privi o non privi la madre, dell’oggetto del suo desiderio.

Crediti
 Jacques Lacan
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Quotes per Jacques Lacan

Che sono io? Io sono nel posto da cui si vocifera che «l'universo è un difetto nella purezza del Non-Essere»

[Quando si tratta di godimento] si comincia col solletico e si finisce arsi vivi con la benzina.

Non sarà mai ritrovato. Qualche cosa intanto sta lì, aspettando qualcosa di meglio, oppure aspettando qualcosa di peggio, comunque aspettando. Il mondo freudiano, ossia quello della nostra esperienza, comporta che ciò che si tratta di ritrovare sia questo oggetto, in quanto Altro assoluto del soggetto. Lo si ritrova tutt'al più come rimpianto. Non è lui che si ritrova, ma le sue coordinate di piacere.

Il desiderio come la forma umanizzata del godimento, strutturato dai significanti fondamentali per la storia di ciascuno, regolato dal principio di piacere, con una funzione di limite alla tensione verso il godimento. La castrazione vuol dire che bisogna che il godimento sia rifiutato perché possa essere raggiunto sulla scala rovesciata della Legge del desiderio.

Quando ci apriamo ad intendere il modo in cui Martin Heidegger ci fa scoprire nel termine alethés, il gioco della verità, non facciamo che ritrovare un segreto cui essa ha sempre iniziato i suoi amanti, e da cui essi capiscono che è nel fatto di nascondersi che essa si offre loro nel modo più vero.