Remedios Varo ⋯

Quando il giudice Woolsey pronunciò il suo memorabile verdetto sull’Ulisse di Joyce ci fu un bel terremoto. Ma noi preferiamo dimenticare che nel difendere il libro il venerabile vecchio brontolone sottolineò il fatto che il suo interesse era limitato a una piccolissima minoranza, che era nel complesso un libro difficile da capire, e che di conseguenza il danno che avrebbe potuto provocare i suoi brani osceni sarebbe stato limitato a un numero trascurabile dei nostri buoni cittadini. Questo è un timido, prudente sistema di calare le sbarre quando ci si trova di fronte a un’opera il cui merito è controverso: un sistema non molto illuminato, direi. Invece di chiedere: “Quanto male farà l’opera in questione?” perché non chiedersi: “Quanto bene? Quanta gioia?”. I tabù, anche se inespressi, sono potenti. Di cos’ha paura la gente? Di quello che non capisce. Sotto questo aspetto, l’uomo civile non è affatto diverso dal selvaggio. Il nuovo porta sempre con sé un senso di violazione, di sacrilegio. Ciò che è morto è sacro; ciò che è nuovo, cioè diverso, è cattivo, pericoloso o sovversivo.

Crediti
 • Henry Miller •
 • egon pin • Remedios Varo •  •  •
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