Toccava a me. Romano riprese a parlare. Sentivo che era curioso della mia vita, voleva sapere, ma non faceva domande precise al riguardo. Allora disse:
«Ma lo sai che c’è una cittadina dove ancora oggi si fanno partite con gli scacchi viventi? Se ti piace viaggiare, devi andarci.»
«Marostica.»
«Bravo! Allora ci sei stato?»
«No.»
«C’è una storia vera, lì, certamente è vera, è la storia di due giovani signori che si innamorano della stessa donna!»
«E sai che novità», mi scappò.
Lui rise: «È vero! Siamo sempre alle solite, sono le donne che muovono il mondo, non sei d’accordo?»
Mossi velocemente un alfiere al bordo lasciando un varco per il suo attacco. Lui seguì la mia mossa e poi, senza che io avessi aggiunto nulla, disse:
«Bene, adesso ti racconto.»
Si sistemò nella poltrona come se dovesse recitare davanti a un gran pubblico. Respirò e, con un pizzico di enfasi, riprese: «Ma, bada bene, stiamo parlando di secoli fa, s’intende. Sta di fatto che questi due signori, com’era costume in quell’epoca adesso, figuriamoci, nessuno torcerebbe più un capello, ma in quell’epoca, non è vero?, dovevano affrontarsi in un sanguinoso duello per stabilire chi avesse il diritto di prendersi la fanciulla. Ma il padre di lei, che non voleva sangue, proibì questo duello. Bene, allora come risolvere la questione? Ecco qua: li costrinse a sfidarsi a scacchi nel campo del castello con pezzi bianchi e neri, grandi e vivi, proprio così fu detto, e fu una vera festa perché la sfida venne abbellita da fuochi, musica e danze.»
Guardò la scacchiera, annuì da solo e disse: «Già.» Si fermò ancora un attimo ma subito continuò: «E infine il perdente avrebbe comunque avuto in sposa l’altra sua figlia.»
«Tanto per restare in famiglia», aggiunsi io. Romano non sentì, aveva ripreso a studiarsi la scacchiera. Qualche altra mossa ben sistemata e io avrei già perso, ma lui forse faceva finta di poter ancora prolungare la partita. O forse voleva rimandare l’arrivo della sera, l’ora in cui sarebbe rimasto di nuovo immerso nella sua solitudine.
Lo sguardo che rivela l'anima ⋯
Ma in lei c'era qualcosa che la metteva al di sopra del suo ambiente: in lei c'era lo splendore di un brillante autentico in mezzo a brillanti falsi. Questo splendore le veniva dagli occhi bellissimi e veramente misteriosi. Lo sguardo stanco e nello stesso tempo appassionato di quegli occhi colpiva per la sua assoluta schiettezza. Guardandola negli occhi pareva di leggere nella sua anima, e conoscerla significava amarla.
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Non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini.
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Se avessi potuto scegliere, probabilmente adesso sarei un gentiluomo di campagna belga, di salute di ferro, scapolo, assiduo frequentatore di bordelli di Bruxelles, lettore di romanzi polizieschi, e che spenderebbe, con buonsenso, una ricchezza accumulata durante generazioni. Ma sono cileno, di classe medio-bassa e di vita piuttosto nomade, e probabilmente l'unica cosa che potevo fare era diventare uno scrittore, accedere come scrittore e soprattutto come lettore a una ricchezza immaginaria, entrare come scrittore e come lettore in un ordine cavalleresco che credevo pieno di giovani, diciamo, temerari, e nel quale infine, adesso, a 48 anni, mi ritrovo solo.
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In questo capolavoro di Italo Calvino, le città sono evocate attraverso descrizioni oniriche e filosofiche che, pur non essendo luoghi geografici precisi, richiamano le suggestioni del viaggio e il fascino delle storie locali. Marostica, con la sua leggenda degli scacchi viventi, potrebbe benissimo essere una di queste città, dove la realtà si mescola al mito. Il libro invita a riflettere sulla narrazione e sulla capacità di un luogo di conservare e tramandare le proprie tradizioni attraverso i racconti, proprio come Romano condivide la storia con il suo interlocutore.
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Questa raccolta di novelle di Luigi Pirandello, pur non trattando direttamente di Marostica, esplora temi come l’amore, il destino, le convenzioni sociali e i meccanismi che regolano le relazioni umane, spesso con un tono ironico e una profonda indagine psicologica. Le vicende di due giovani signori che si innamorano della stessa donna e le soluzioni adottate per risolvere i conflitti richiamano le dinamiche pirandelliane, dove il costume di un’epoca determina le azioni dei personaggi. Il libro offre uno spaccato di un’umanità che, pur in contesti diversi, si confronta con le eterne sfide del vivere.
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Il celebre racconto di Stefan Zweig indaga la psicologia e la passione per il gioco degli scacchi, utilizzandolo come metafora della mente umana e della sua capacità di trovare rifugio o prigione nelle proprie ossessioni. Sebbene la narrazione sia molto diversa, il testo condivide con la storia di Marostica il campo da gioco del castello e i pezzi bianchi e neri come elementi centrali di una sfida. Il libro esplora il potere del gioco di distrarre dalla realtà, o al contrario, di riflettere le profondità dell’animo umano, e il sottile confine tra divertimento e isolamento, richiamando la solitudine finale di Romano.



















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