Egon SchieleUn paese così tranquillo e lontano dal consueto rumore politico come la Nuova Zelanda si è svegliato un giorno con la notizia del più grande attentato della sua storia. Brenton Tarrant assassinò 51 persone in due moschee nella località di Christchurch. Il mondo intero, e i cittadini neozelandesi in lutto in particolare, si chiedevano cosa fosse successo perché si verificasse una strage simile in una nazione così pacifica. I giornalisti usarono i termini abituali per definire l’aggressore: folle, alienato, squilibrato. Tarrant non era niente di tutto questo. Lui stesso si presentò come una persona bianca normale, e così confermarono gli esami psichiatrici. Si era radicalizzato nei forum di internet fino ad arrivare alla convinzione di poter e dover agire per conto proprio. Davanti al tribunale dichiarò il suo obiettivo: creare un’atmosfera di paura che incitasse alla violenza contro le persone di religione musulmana. Tarrant trasmise in diretta gran parte del suo attentato.

Insieme alle immagini della strage, mise online un documento chiamato La Grande Sostituzione, un testo in cui elogiava Anders Breivik e pronosticava che il sistema, se i bianchi non lo impedivano, avrebbe sostituito le popolazioni etnicamente europee con altre di origini africane. Oggi non posso evitare di sentire un profondo malessere nel rileggere quel documento e confermare che Tarrant diceva esattamente le stesse cose che proponevamo all’interno della nostra cellula di resistenza. Dopo la strage in Nuova Zelanda tornai a vedere, sebbene questa volta senza condividerli, i messaggi di sostegno che venivano lanciati dalla bolla spagnola dopo qualsiasi attentato.

Crediti
 David Saavedra
 Memorias de un exnazi: Veinte años en la extrema derecha española
 SchieleArt •   • 

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